Il tuo potenziale cliente…. Sa che esisti?

E’ una domanda che ti devi porre, prima di iniziare a fare marketing o spendere del denaro in qualche costosa azione di comunicazione. Rispondere a questa domanda vuol dire porre le fondamenta per una campagna efficace, che possa realmente portare dei risultati. Vuol dire spingere i tuoi clienti a compiere il primo passo del buyer journey. Nello specifico, del buyer journey che li porterà a comprare (e ricomprare) i tuoi prodotti e/o servizi.

In questo articolo ti propongo un focus proprio sulle strategie di awareness. Ti descriverò i principi fondamentali, elencando alcune delle dinamiche psicologiche che possono essere sfruttate, alcuni degli strumenti che possono essere utilizzati.

Sul finire, e sarà questa la parte più corposa, ti presenterò 3 case study, tre “manovre di awareness” ben riuscite, esemplari, da cui puoi trarre ispirazione.

Un focus sulle strategie di awareness

Come abbiamo già avuto modo di spiegare negli articoli precedenti, prima di diventare tuoi clienti, le persone devono sapere che esisti, interessarsi a te, al tuo prodotto o servizio, e decidere di fare un acquisto.

Questo processo prende il nome di buyer journey. Puoi immaginarlo come  un percorso a tappe, le quali progressivamente lo avvicinano al momento dell’acquisto.

Nella prima tappa, il nostro potenziale cliente fa conoscenza del brand o del prodotto. Durante la prima fase, che è nota come “trigger” o “attraction”, il potenziale cliente fa la conoscenza tua, della tua azienda o del tuo prodotto o servizio. Il tuo compito, in questa prima fase, è duplice:

  • Attirare potenziali clienti
  • Far si che il potenziale cliente, una volta agganciato, possa ricordarsi di te. Ovviamente a discapito dei tuoi concorrenti.

Insomma, devi far sapere che esisti e devi fare in modo che il tuo potenziale cliente si ricordi di te. Il tutto, ovviamente, in un’ottica di comunicazione integrata. Ciò che farai per la prima fase deve essere assolutamente coerente con ciò che farai nelle fasi successive.

Per realizzare questo duplice scopo devi mettere in campo delle strategie di awareness. Ciò significa sfruttare le leve adatte e utilizzare gli strumenti più consoni.

 

Le leve dell’awareness

Il concetto di leve dell’awareness è semplice: fare in modo che il tuo messaggio attiri l’attenzione e rimanga positivamente impresso nella memoria del cliente.

Se applichi queste leve ai tuoi contenuti trigger / attraction, questi saranno più facilmente notati e ricordati. Dunque, potrai raggiungere lo scopo di questa specifica fase.

Le leve sono numerose. In genere, il consiglio è di non limitarsi solo a una, ma di prendere in considerazione più leve. A patto, ovviamente, che queste non si contraddicono tra di loro. I case study che ti presenterò tra poco evidenziano in particolare l’uso di cinque leve.

  • Rottura del tabù. Un albero che cade fa più rumore di un albero che cresce . Vale lo stesso per i tabù, che quando vengono infranti generano un tonfo considerevole. Esprimere un concetto che va contro il senso comune vuol dire farsi notare nella stragrande maggioranza dei casi. E’ bene andarci con i piedi di piombo però, dal momento che c’è sempre il rischio di urtare la sensibilità.
  • Il bizzarro. Brandire la leva del bizzarro significa accostare due o più elementi che, di norma, vengono considerati distanti uno dall’altro. Tutto ciò che è strano affascina, richiama l’attenzione, e questo vale anche per il marketing.
  • L’ironia. Alla gente piace ridere e far ridere. I contenuti ironici vengono notati maggiormente rispetto a contenuti che ironici non lo sono. Inoltre, hanno un alto potenziale di viralizzazione, soprattutto sui social.
  • Il focus sui bisogni del pubblico. In linea di massima, soprattutto in fase di trigger / attraction è bene parlare anche e soprattutto dell’utente. Questa leva rappresenta l’elevazione a potenza di questo concetto. I contenuti che fanno leva in maniera massiccia sui bisogni del pubblico, ovvero di chi li fruisce, creano empatia, fanno sentire in qualche modo coccolato e preso in considerazione l’utente. Inoltre, restituiscono una sensazione di utilità.
  • Il trend del momento. Parlare di ciò che è sulla bocca di tutti, dell’argomento del giorno, è un buon modo per farsi trovare. Il motivo è semplice: si sfrutta il traffico generato esternamente, e lo si utilizza per inserire informazioni su di sé o sul proprio prodotto.

Gli strumenti dell’awareness

Per strumenti, in questo caso, si intendono i canali e i touchpoint nei quali avviene il contatto tra il contenuto e il potenziale cliente. Ce ne sono innumerevoli, sia offline che online. Il consiglio, anche qui, è di non fossilizzarsi su uno strumento, ma di utilizzarne molti, coerentemente con il budget a disposizione.

Se vuoi approfondire la questione degli strumenti ti consiglio questo articolo

==> Inbound marketing: l’approccio rivoluzionario che migliora le tue vendite

Il contributo della Marketing Automation

Quale è il contributo della Marketing Automation a questa prima fase? Come può la Marketing Automation sostenere e ottimizzare le strategie di awareness? L’impatto della Marketing Automation, da questo punto di vista, è davvero notevole. In particolare essa:

  • Permette una più razionale, rapida ed efficace distribuzione dei contenuti.
  • Consente di raccogliere e analizzare dati e performance, allo scopo di determinare quali contenuti sono più efficaci.

Sia chiaro, la creatività è affare tuo. Sei tu a dover creare i contenuti. La Marketing Automation, però, ti permette di testarli e di capire quale funziona meglio. Una volta eletto il migliore, puoi collocare il budget con la certezza che esso non verrà sprecato.

3 case history emblematiche

eToro e la narrativa del pannolino

eToro è un broker che offre la possibilità di fare trading online. E’ partito in sordina ma negli ultimi anni ha conquistato una buona quota di mercato in virtù dei suoi servizi innovativi ma anche di una comunicazione intelligente. Di seguito analizziamo uno dei suoi tanti contenuti trigger, un video che è stato pubblicato sui social, sia in modo organico che “paid”, ovvero attraverso delle inserzioni.

E’il video che ha come protagonista il famoso attore Alec Baldwin. La scena è surreale: c’è lui, in giacca e cravatta, che… Accudisce un bambino. E mentre si occupa del bambino accusa implicitamente lo spettatore di essere un “poppante”, che non è in grado di fare del trading. Contemporaneamente, presenta eToro come la soluzione per “chi non sa fare trading”, di fatti presentando il CopyTrader e il SocialTrading, due servizi di trading facilitato, pensati apposta per i principianti.

eToro, Alec Baldwin e il neonato

eToro, Alec Baldwin e il neonato

Perché questo contenuto funziona? In primis, perché sfrutta in maniera massiccia la leva del bizzarro. E’ evidente: un attore famoso vestito di tutto punto che accudisce un bambino e parla di trading non è una scena che si vede tutti i giorni. Un’altra leva utilizzata è quella dell’ironia, dal momento che l’attore recita qualche battuta simpatica e a un certo punto si mette a fare anche il ventriloquo.

Il tutto appare coerente con il messaggio di eToro, che si posiziona come un broker in grado di offrire servizi innovativi e per principianti.

Gli strumenti utilizzati, in questo caso, è il video in sé, il Facebook & Instagram Advertising e l’online advertising in senso lato. I risultati in termini di interazioni – l’unica metrica veramente importante nella fase di trigger / attraction, sono impressionanti. Si parla di centinaia di migliaia di visualizzazioni su Facebook per la sola versione italiana e 1,7 milioni di visualizzazioni su Youtube per la versione in inglese. Ovviamente non possiamo il budget che eToro ha collocato su questo contenuto, ma sono comunque numeri che colpiscono.

Sia chiaro, questo non è l’unico contenuto trigger di eToro. Ne ha fatti tanti altri, tutti più o meno su questa falsariga. Pensiamo per esempio al video-candid nel quale ai passanti veniva offerta una ciambella… Morsicata! Ti invito a vedere entrambi i video per farti un’idea, ti lascio i link qui di seguito.

eToro e la candid della ciambella morsicataeToro e la candid della ciambella morsicata

Di seguito puoi invece osservare l’interesse nel tempo per eToro. Come puoi notare il processo di notorietà è maggiormente evidente negli ultimi anni ma ha comunque richiesto ben 13 anni. Il settore estremamente competitivo e la portata internazionale di questa campagna sono fattori che sicuramente incidono sulla crescita “lenta” del brand.

Taffo e la profanazione del tabù

Taffo è un’agenzia di onoranze funebri. All’apparenza, come ce ne sono tante. Sarebbe rimasta pressoché sconosciuta al grande pubblico, se non avesse iniziato una campagna di comunicazione come mai se ne sono viste nel suo settore. Probabilmente, sai già di cosa sto parlando, dal momento che i suoi contenuti sono spesso virali. Di cosa sto parlando? Dei suoi su post su Facebook e Instagram e in particolare di questi.

 

Divertenti vero? Anche dissacranti…. Molto dissacranti. Sono proprio queste le leve che Taffo utilizza per i suoi contenuti trigger, da un lato la rottura del tabù della morte, qui associata alla vita e persino al senso del ridicolo; dall’altro lato l’ironia. Il tutto è spesso condito da un riferimento all’attualità, agli argomenti del momento, come la celebre “banana di Bansky” o semplicemente alla Festa della Befana / Epifania.

Questi contenuti rappresentano un piccolo esempio della forza creativa di Taffo, nonché della sua conoscenza delle dinamiche di marketing, soprattutto in relazione alla fase di trigger/attraction.

D’altronde, una bara attaccata con del nastro adesivo salta subito all’occhio, come anche il paragone tra le bare e i cappotti. Soprattutto, ciò che viene notato maggiormente, che stimola l’attenzione, è la rottura del tabù della morte, qui associato all’ilarità, al divertimento e persino all’amore.

Si tratta di una comunicazione forte, che genera anche un discreto buzz, in grado di viralizzare. Lo si nota dai risultati in termini di interazione. Ciascuno di questi contenuti, in media, raccoglie 500-600 commenti e 10.000 reactions. Il tutto, a quanto pare, in maniera completamente organica.

E’ tuttavia importante precisare che in ottica di marketing orientato alla massimizzazione dei profitti questa strategia potrebbe non essere la più adeguata poichè da business locale non è in grado di andare a capitalizzare ovunque arriva la sua comunicazione.

Forse per Taffo è giunto il momento di pensare ad un franchising.

trend taffo e-toro

Sopra il trend “Taffo” messo a confronto con eToro per far meglio intuire la portata dell’awareness in gioco.

L’empatia di Metodo Universitario

Metodo Universitario è l’esempio di come basti un’idea interessante e la capacità di comunicarla, per cambiare la propria vita per sempre.

Il progetto nasce da Andrea Acconcia e Giuseppe Moriello, due studenti campani come tanti, senza santi in paradiso o particolari risorse economiche. Qualche anno fa intuiscono che il metodo dei loci di Cicerone, che consentiva al famoso oratore romano di ricordare discorsi dalla durata di ore, può – con le opportune modifiche – essere trasformato in una risorsa per gli studenti che fanno fatica a passare gli esami, un vero e proprio “metodo universitario”. Realizzano videocorsi, poi conferenze, poi incontri con studenti e altro ancora. In pochissimo tempo, mettono su un’impresa che macina milioni di euro di fatturato.

Un’idea geniale, dicevo, e la capacità di comunicarla. Ebbene, questa si esplica in una fase di trigger/attraction realizzata davvero bene, che punta su molte leve e sfrutta diversi strumenti. Qui, però, mi voglio soffermare su due “gruppi” di contenuti.

Il primo gruppo consiste nelle varie ospitate presso le televisioni locali e nazionali, tra cui TV2000 e, addirittura Rai Uno. Questo gruppo può comprendere anche tutti gli articoli, assolutamente “reactive” (ideati dal giornalista, svincolati da marchette o dinamiche pubbliredazionali), che sono apparsi su testate anche importanti.

metodo universitario

Cos’hanno in comune questi contenuti? In primis, l’utilizzo sapiente dello strumento delle PR, e in particolare delle media relation. Attraverso la comunicazione del loro prodotto, ma anche in virtù delle caratteristiche intrinseche del loro prodotto (un metodo per laurearsi senza difficoltà) si sono resi notiziabili. Insomma, si sono trasformati in notizia, dunque hanno attirato, in maniera pressoché spontanea i media.

In secondo luogo, il focus sui bisogni del pubblico, qui inteso come la collettività degli studenti. Puoi renderti conto tu stesso leggendo gli articoli e guardando gli spezzoni delle loro ospitate: Acconcia e Moriello si presentano – e non a torto – come persone in grado di comprendere e risolvere i problemi dei ragazzi. Comprendere perché anche “loro ci sono passati”, risolvere perchè “metodo universitario funziona” (o almeno è utile).

L’altro gruppo di contenuti sono gli articoli esca che si trovano disseminati sul web. Eccone uno.

metodo universitario articolo

Come puoi vedere, non è una landing page. Assomiglia a un articolo di blog, dal taglio editoriale. Un articolo dove vengono offerti consigli agli studenti. Di nuovo, è evidente il focus sui bisogni del pubblico. D’altronde, il riferimento a Metodo Universitario appare quasi alla fine.

Questo contenuto è un esempio perfetto di come si dovrebbe utilizzare lo strumento della SEO. L’articolo è perfetto dal punto di vista della SEO ma è perfetto anche dal punto di vista dell’utente.

  • Piace a Google, e infatti è bene indicizzato secondo le parole chiave “ansia esami” (terza posizione) “ansia pre esame” (quarta posizione), “ansia da esame” (quinta posizione) e via discorrendo.
  • Piace agli utenti in target, che lo trovano utile perché… È’ utile, oggettivamente offre soluzioni.

Sotto il trend del termine “Metodo Universitario” rapportato con Taffo e eToro.

 

metodo universitario

 

Conclusioni

Cos’ha imparato oggi? Un bel po’ di cose, direi. Ovvero che…

  • Il primo passo per trasformare un potenziale cliente in cliente effettivo è far sì che ti noti e che si ricordi di te (e che attraverso la tua comunicazione egli capisca che tu sia in grado di aiutarlo);
  • Per fare questo è necessario mettere in campo strategie di awareness;
  • Le strategie di awareness prevedono l’uso di strumenti e di leve, ovvero metodi per stimolare l’attenzione e il ricordo;
  • La Marketing Automation ti aiuta a capire quali contenuti funzionano meglio degli altri e a distribuirli in modo più rapido ed efficace.

 

Nel precedente articolo ti ho parlato della marketing automation…

Riassumendo possiamo dire che la Marketing Automation ti consente di automatizzare alcune azioni di marketing. In particolare, tutte quelle che ripetitive che costano tempo ma che non richiedono uno sforzo intellettivo elevato come ad esempio, la profilazione dei contatti, l’invio di email e messaggi a ore prestabilite o a condizioni particolari etc. Insomma tutte quelle attività che si caratterizzano per una certa operatività e che hanno poco a che vedere con la creatività.

La Marketing Automation si sposa alla perfezione con l’Inbound Marketing. Anzi, sono quasi simbiotici.

Se vuoi farti trovare dai potenziali clienti, convincerli che sei tu la migliore risposta ai loro problemi e bisogni, se vuoi instaurare con loro un rapporto in modo che comprino, si affezionino a te, ricomprino e convincano altri a comprare….

Insomma, se vuoi accompagnarli nel loro buyer journey e assicurarti che lo percorrano per intero, devi fare due cose:

  •       Conoscere i tuoi potenziali clienti.
  •       Capire quali contenuti somministrare a ciascuna tipologia di potenziale cliente (buyer personas).
  •       Somministrare dei contenuti adatti e specifici per la fase in cui i buyer personas si trovano.

Ora, queste sono in parte azioni ripetitive, meccaniche. Sono operatività. Poiché:

  •       Per conoscere i tuoi clienti devi raccogliere dati.
  •       Per capire qual è il contenuto più adatto per quella specifica situazione e quella specifica tipologia di cliente devi fare delle prove (fermo restando che sei tu a dover creare i contenuti).
  •       Per somministrare contenuti devi utilizzare software o piattaforme. (ma lo vedremo in seguito)

 

Che cos’è l’inbound marketing? Può darsi che questo termine non ti dica niente. Non ti preoccupare, è normale. Si tratta infatti di un approccio, di una filosofia non ancora diffusa come merita. Per spiegarti cosa è l’Inbound marketing ti invito a pensare da consumatore, prima ancora che da marketer o da fornitore di un prodotto/servizio.

Cos’è che ti da più fastidio? Sicuramente, essere disturbato mentre stai lavorando, mentre stai coltivando il tuo hobby, mentre ti stai divertendo con gli amici.

Ed è quello che succede regolarmente: apri la tua casella email e trovi dello spam, il cellulare squilla ed è la solita compagnia telefonica che vuole spacciarti un contratto, cammini per un centro commerciale e vieni interrotto da un ragazzo che spunta fuori da uno stand.

Il marketing tradizionale è fastidio.

Il fastidio di essere interrotti e sottoposti a un’offerta.

L’Inbound marketing supera questa dinamica e anzi la capovolge.

Con l’Inbound marketing non sei tu a cercare il potenziale cliente, ma il potenziale cliente a cercare te.

Grazie all’Inbound marketing eviterai di fare la fine della compagnia telefonica che chiama a orari inopportuni, dello spammer che supplica di acquistare questo o quell’oggetto, dell ragazzo che ferma le persone nei centri commerciali.

Perché l’Inbound marketing è proprio questo: il metodo che ti consente di essere trovato esattamente dai tuoi potenziali clienti, in modo che tu possa convertirli in clienti reali.

In mezzo, è bene che te lo dica, c’è un mare di roba. Il potenziale cliente per arrivare al punto A (ti ha trovato) al punto B (acquista il tuo prodotto o servizio) deve compiere un vero e proprio viaggio. Un viaggio che in gergo viene chiamato Buyer Journey e che si sviluppa in varie fasi. Ovvero:

  •       Trigger: il potenziale cliente cerca informazioni per soddisfare un bisogno. Fa la conoscenza di prodotti, servizi, brand, aziende. E’ in questo fase che “può trovarti”.
  •       Review: il potenziale cliente approfondisce i prodotti e i servizi che ha trovato nella fase precedente. Raccoglie ulteriori informazioni.
  •       Purchase decision. Il potenziale cliente ha deciso di acquistare questo o quel prodotto, di acquistare questo o quel servizio.
  •       Engagement. Il potenziale cliente contatta il fornitore del prodotto / servizio per confermare la sua decisione di acquisto, acquisire ulteriori informazioni, ottenere indicazioni sull’uso del prodotto / servizio.
  •       Relationship & Renewal. Il potenziale cliente, dopo aver comprato, rimane in contatto con il venditore e stabilisce con lui un rapporto, si affeziona a tal punto a consigliarlo a parenti e amici, a tal punto da ricomprare.

Ci tengo a specificare che talvolta il buyer journey viene semplificato, ovvero alcune fasi vengono “accorpate”, o semplicemente definite in maniera diversa. In questa versione alternativa, le fasi sono: attraction, engagement e delightment. Non ti preoccupare, è solo una questione di nomi e classificazioni. Nella sostanza, non cambia niente. Il “journey” è sempre lo stesso.

Ad ogni modo, questo è il viaggio che compie il potenziale cliente per diventare cliente reale. L’inbound marketing fa sì che questo viaggio prosegua senza intoppi, in maniera lineare e con reciproca soddisfazione.

  •       Tu ti ritroverai con un cliente affezionato che compra, ricompra e fa comprare.
  •       Il consumatore non si sentirà come il classico portafogli ambulante, ma anzi coccolato, supportato e seguito.

L’inbound è una materia complessa. Ci sarebbero tantissime altre cose da dire, troppe per entrare in un unico articolo. Ti consiglio quindi di leggere questo ebook gratuito.

Ti voglio però rivelare due segreti.

Primo, l’inbound marketing può essere parzialmente automatizzato. Per farlo, devi praticare la Marketing Automation.

Una disciplina complessa ma incredibilmente utile. Una disciplina che si basa sull’utilizzo di software che ti consentono di aumentare l’efficacia delle tue azioni di marketing e di risparmiare tempo. Alla fine dell’articolo te ne parlerò in modo approfondita. e ti farò persino un piccolo regalo (per comprenderne la reale utilità, però, devi continuare a leggere…).

Secondo, ogni tappa del viaggio corrisponde a un obiettivo che devi raggiungere.

  •       Devi creare awareness, nel momento in cui il potenziale cliente sta guardandosi attorno per risolvere un suo problema, soddisfare un bisogno.
  •       Devi creare interesse per il tuo prodotto o servizio, nel momento in cui il potenziale cliente sta vagliando più soluzioni e sta decidendo cosa acquistare.
  •       Devi creare engagement, nel momento in cui il potenziale cliente ha scelto te e ha bisogno delle ultime conferme per acquistare.
  •       Devi deliziare, per trasformarlo definitivamente in un tuo alleato.

Nei prossimi paragrafi affronterò ciascuno di questi “obiettivi intermedi” e ti illustrerò gli strumenti per conseguirli. Alcuni sono più costosi di altri, o più semplici da utilizzare, o più efficaci. Soprattutto, sono tantissimi. Dunque mi focalizzerò su quelli che coniugano meglio convenienza ed efficacia, limitandomi a menzionare tutti gli altri, nel caso volessi approfondire.

Come creare awareness

Creare awareness vuol dire farti conoscere dal tuo potenziale cliente. In una prospettiva di inbound marketing, vuol dire farsi trovare. Ricordati, in questo caso è il cliente che deve venire da te, non tu che devi andare da lui (interrompendolo, disturbandolo etc.).

Come fare? La questione è complicata ma in linea di massima devi:

  •       Capire chi è il tuo potenziale cliente, che caratteristiche, che piattaforma o canali utilizza per informarsi, etc.
  •       Utilizzare gli strumenti giusti per entrare in contatto esattamente con il potenziale cliente e solo con lui.

Ecco gli strumenti più convenienti ed efficaci.

  •       SEO. Grazie alla SEO (trovi qui una guida che ti spiega come la marketing automation aiuta la seo) i tuoi potenziali clienti possono trovarti mentre cercano qualcosa su Google, magari proprio la soluzione a un loro problema o a una esigenza particolare. Grazie a questa dinamica, puoi utilizzare i tuoi contenuti come esca, intercettare una domanda consapevole e spingere gli utenti a lasciare un indirizzo email, a contattarti, etc. Un potenziale cliente che ha lasciato un contatto assume la qualifica di “lead”. A questo link trovi un ebook che ti insegna ad acquisire i lead, ti consiglio di leggerlo.
  •       Social Media. I vari Facebook, Instagram, Youtube sono strumenti formidabile per intercettare i potenziali clienti, anche perché ti permettono di determinare il target, dunque i destinatari dei contenuti in base a caratteristiche anagrafiche, agli interessi e altri parametri. Intercettano, in genere, una domanda latente ma costituiscono comunque uno strumento efficace per somministrare “contenuti esca”, finalizzati – tra le altre cose – alla consegna di un contatto. Ma ricordati: se non crei sponsorizzate o inserzioni, l’utilizzo dei social media è praticamente inutile, almeno nelle fasi iniziali. Semplicemente, “se non paghi” i tuoi contenuti saranno poco visibili e non avrai alcun controllo sui destinatari.
  •       Online advertising. Questa espressione raggruppa tutti i contenuti a pagamento che possono essere trasmessi sulle pagine di ricerca di Google e sui siti: Rete di Ricerca, Display etc. Nel primo caso, intercetta una domanda consapevole, proprio come la SEO. Tuttavia a differenza di quest’ultima, non è affatto gratuita. Prendiamo l’online advertising con la Rete di Ricerca di Google, per esempio. Se “paghi”, il tuo contenuto (homepage del sito, un semplice articolo di blog, una landing page) verrà visualizzato nei primi posti delle pagine di ricerca per le parole chiave che tu stesso indicherai. Certo, puoi potenzialmente raggiungere il medesimo risultato anche con la SEO, ma nel caso dell’online advertising risparmierai tempo (si parla di mesi, se non di anni) e sarai più preciso, in quanto avrai un maggiore controllo sulle parole chiave con cui il tuo contenuto viene trovato. Quanto costa l’online advertising? In genere le piattaforme propongono un meccanismo ad aste, dunque i costi vengono elaborati sulla base di alcuni parametri: la concorrenza (quante persone vogliono posizionarsi con la tua stessa parola chiave) è solo uno di questi.
  •       PR e Digital PR. Le Public Relations ti consentono di sfruttare giornalisti e influencer, i quali inseriranno riferimenti ai tuoi prodotti e servizi all’interno dei loro contenuti (articoli o post/video). Lo spirito è, almeno in parte, quello dell’Inbound Marketing, ma devi stare molto attento a due cose: il pubblico degli influencer / giornalisti deve coincidere con i tuoi potenziali clienti; il traffico generato dagli influencer / giornalisti deve essere sostanzioso, almeno in rapporto alla spesa che sosterrai. Un altro modo per sfruttare le PR per questa fase consiste nell’organizzazione di eventi (conferenze comprese), a cui inviterai anche giornalisti e influencer, in modo che “coprano mediaticamente” l’evento stesso e creino contenuti per le testate o per i loro canali. Nessuno ti vieta di utilizzare le due leve contemporaneamente, quella del press release (il comunicato stampa) e quella degli eventi.
  •       Passaparola. E’ lo strumento più comodo e conveniente. In buona sostanza, sono gli altri a fare il lavoro per te, sono gli altri a far conoscere i tuoi prodotti e servizi. Stimolare il passaparola è il sogno di tutti i marketer. Un sogno che può rivelarsi un’arma a doppio taglio, anche perché il passaparola è difficile da controllare una volta che è stato innescato, soprattutto è difficile controllare la veridicità delle informazioni che “passano di bocca in bocca”. In ogni caso, è complicato da innescare. In genere, si utilizzano tecniche non convenzionali e di guerrilla, che provochino reazioni forte e restituiscano una sensazione di stranezza.

Altri strumenti per creare awareness sono: eventi, directory, retailer reps, conferenze, locandine, spot televisivi e radiofonici.

Come creare interesse

Creare interesse vuol dire incuriosire il potenziale cliente che, durante la fase precedente, ha avuto modo di conoscere te, i tuoi prodotti o i tuoi servizi. Vuol dire anche convincerlo che sei tu, e solo tu, a offrire la soluzione adatta a suoi problemi, lo strumento per soddisfare una sua esigenza. Vuol dire persuaderlo a comprare da te.

E’ la fase più complicata, in quanto sei chiamato letteralmente a “nutrire” il potenziale cliente, a offrire informazioni su quello che puoi fare per lui, ma anche su quello di cui ha realmente bisogni, magari per far emergere i suoi bisogni latenti.

Anche in questo caso, gli strumenti abbondano. Ecco alcuni dei più efficaci e allo stesso tempo convenienti.

  •       Sito vetrina. Il caro vecchio sito vetrina funziona ormai in pochi casi. Uno di questi è la descrizione dei prodotti e dei servizi, se non altro da un punto di vista tecnico.
  •       Direct Email Marketing. Una volta ottenuto un contatto, magari attraverso uno dei strumenti che abbiamo citato nel paragrafo precedente, il DEM consente di stabilire un dialogo con il potenziale cliente. Dialogo che passa, appunto, per i contenuti descrittivi, persuasivi, che possano convincere il potenziale cliente che sì, il tuo prodotto è la risposta esatta ai suoi problemi e alle sue esigenze.
  •       Brochure. Si tratta di uno strumento classico ma che ha ancora un suo perché, se realizzata con cura. La differenza sta nella personalizzazione. Una brochura efficace per tutti i clienti potenziali semplicemente non esiste. Dunque devi creare una variante per ogni tipologia (o segmento) di cliente potenziale.
  •       Testimonianze. Sono strumenti fondamentali, dal grande impatto psicologico. Le testimonianze sfruttano i meccanismi della riprova sociale, determinano una crescita di fiducia e proiettano un’immagine potente nella mente dei potenziali clienti. Il motivo? Semplice, rispondono alla domanda: com’è veramente il prodotto? Sarò soddisfatto dopo averlo acquistato?
  •       Infografiche. Alcuni prodotti o servizi possono essere complessi. Per spiegarli è necessario esprimere concetti complicati. Le infografica trasmettono questi concetti in maniera semplice, intuitiva e gradevole.
  •       Webinar e video. C’è chi preferisce vedere e ascoltare, piuttosto che leggere. Dunque, un webinar che illustra le potenzialità di un prodotto o un video possono essere strumenti adatti. Se il prodotto è abbastanza complesso, vanno sempre utilizzati (es. se devi vendere un corso di formazione, non se devi vendere un paio di scarpe).
  •       Digital PR. Di nuovo, gli influencer possono tornare utili non solo quando devi farti conoscere, ma anche in una fase più avanzata, ovvero nella fase descrittiva e persuasiva. Accade, per esempio, quando uno youtuber pubblica un video dove prova il prodotto e ne spiega le caratteristiche. Di nuovo, anche in questo caso puoi utilizzare la leva degli eventi, anche se devono essere più specifici, a tema, poiché in questa fase non devi solo farti conoscere, ma generare interesse attorno ai tuoi prodotti e servizi.
  •       Case Study. Con questo termine si indica qualsiasi tipologia di materiale che rivela, attraverso numeri, cifre e dati ? le potenzialità del tuo prodotto o servizio. Se questo non si presta a un’analisi di questo tipo, ti basta produrre materiale in cui mostri il cambiamento che il potenziale cliente vivrà grazie al prodotto, secondo lo schema “prima/dopo”.

Come creare engagement

Creare engagement vuol dire interfacciarsi direttamente con il potenziale cliente nel momento in cui sta per diventare cliente reale. La conversazione one-to-one scatta quando il potenziale cliente ha bisogno di acquisire informazioni specifiche, in maniera diretta e direttamente dalla fonte. Ciò accade quando ha scelto già di acquistare questo o quel prodotto, ma ha bisogno di un’ultima spinta, di dirimere gli ultimi dubbi. Per stimolare il rapporto diretto con cliente e fargli compiere l’ultimo passo prima dell’acquisto dovresti usare strumenti specifici. Eccone alcuni.

  •       Chat & Email. Integrare chat all’interno dei tuoi touchpoints di permette di essere raggiunto direttamente dal potenziale cliente e dal quasi-cliente. Per raggiungere il medesimo obiettivo, puoi mettere a disposizione un indirizzo email, rispondere alle sue domande, stabilire un dialogo.
  •       Preventivi. Questi sono dei formidabili strumenti per iniziare una conversazione con un individuo seriamente intenzionato ad acquistare un tuo prodotto o servizio. Anche perché in genere alla trasmissione del preventivo segue una fase di contrattazione sul prezzo.
  •       Assistenza. Organizza un buon servizio di assistenza, progettato secondo i criteri del Customer Relationship Management, è uno strumento formidabile per far compiere il passo finale al cliente giò orientato all’acquisto. Esso infatti contribuisce da un lato a risolvere i problemi e dirimere i dubbi dell’utente, e dall’altro trasmette una sensazione di fiducia.
  •       Tutorial e consulenze. E’ uno strumento simile all’assistenza, solo meno rigido e personalizzato. Richiede un certo dispendio di risorse e di tempo.

Altri strumenti per creare engagement sono: pitch, deliverables, accreditations.

Come deliziare

Cosa vuol dire deliziare? Alcuni utilizzano il termine fidelizzare, ma potrebbe essere improprio. Un cliente “deliziato”, infatti, non è solo un cliente che si limita a riacquistare dallo stesso fornitore quando ne ha bisogno, ma è un individuo che ha fatto causa comune con esso e verso cui prova sentimenti positivi. Il cliente deliziato compra, ricompra e fa comprare. E’ una bella trasformazione, anche complicata da innescare. Come fare? Anche in questo caso, gli strumenti a disposizione sono tantissimi. Ti mostro i più efficaci e meno costosi.

  •       Newsletter. Le email non necessariamente orientate alla vendite, ma anche solo informative, permettono di coltivare un rapporto anche oltre la fase di acquisto. Grazie alle newsletter, il cliente mantiene vive il ricordo del venditore, ha modo di conoscerlo ancora meglio, comincia a percepirlo come una presenza costante ma discreta, soprattutto se le email ospitano contenuti di valore.
  •       Social media. Alcune tipologie di post, ovvero quelli che “non vendono” ma che parlando del cliente e delle sue esigenze o semplicemente intrattengono, consentono di raggiungere due obiettivi: apparire come un volto amico, mantenere il ricordo di sé. Anche in questa fase, comunque, è necessario puntare sulle sponsorizzate, magari finalizzate al retargeting o facendo ampio uso dei pubblici personalizzati.
  •       Assistenza post-vendita. E’ uno strumento formidabile per farsi percepire dal cliente come un soggetto utile, su cui fare affidamento. Anche perché con l’assistenza post-vendita non si fa altro che risolvere problemi.
  •       Programmi fedeltà. Questi programmi consentono di legare a sé il cliente offrendogli svariati benefici, in genere di tipo economico.
  •       Gruppi Facebook. E’ uno strumento formidabile, che “umanizza” il concetto di clienti, che qui diventa membro di una comunità. Attraverso il meccanismo degli inviti, poi, i membri possono interpretare il ruolo di ambassador e tirare l’acqua al mulino del venditore.

 

Dall’Inbound Marketing alla Marketing Automation

Bene, abbiamo terminato la carrellata sugli strumenti necessari a soddisfare ogni fase del ciclo di acquisto del tuo cliente: il buyer journey.

Come hai capito ci sono molte azioni da svolgere alcune che puoi delegare, altre che puoi automatizzare come inviare email, definire il lead score (un punteggio che puoi attribuire al tuo lead per capire quando è pronto per ricevere messaggi che si riferiscono a specifiche fasi del buyer journey etc.

Può fare tutto questo manualmente, nessuno te lo impedisce. Tuttavia, essendo un uomo e non una macchina, ci metterei troppo tempo e sarai impreciso.

Dunque, perché non affidarsi a un software che possa fare il lavoro sporco per te?

La Marketing Automation è esattamente l’arte di utilizzare questi software per far sì che svolgano azioni coerenti con la tua strategia e i tuoi obiettivi.

Ma qui sorge un problema. Anzi, due.:

  •       I software costano molto.
  •       Servono competenze specifiche per utilizzarli.

Insomma, rischi di doverti rivolgere ad agenzie specializzate, pronte a spennarti con i loro fee.

Ma c’è una soluzione. Esatto, è il regalo che ti ho accennato all’inizio. Un pacchetto che in un colpo solo risolve il doppio problema dei costi e delle competenze.

Sto parlando di…

Mautic + Open Marketing VideoTraining.

  •       Mautic è un software per la Marketing Automation open source, gratuito e completo. E’ uno dei pochi al mondo, il migliore della sua categoria.
  •       Open Marketing VideoTraining, invece, è l’unico (ripeto, l’unico) videocorso che ti insegna a utilizzare Mautic e sfruttarne tutte le potenzialità.

Vuoi saperne di più su Matic e Open Marketing VideoTraining? Ti consiglio di dare un’occhiata qui!

 

Conclusioni

Cos’hai imparato oggi? Direi un bel po’ di cose.

  •       L’inbound marketing ti consente di farti trovare dai potenziali clienti e trasformarli in clienti, superando i limiti del marketing tradizionale.
  •       L’inbound marketing ti consente di accompagnare il cliente nel viaggio che lo porterà all’acquisto e al riacquisto.
  •       Per fare tutto questo devi farti raggiungere dal potenziale cliente farti conoscere, creare interesse, creare engagement e “deliziarlo” (fidelizzarlo, farlo affezionare a te).
  •       La marketing automation consente di automatizzare molte azioni di inbound marketing
  •       Il pacchetto Matic + Open Marketing VideoTraining ti permette di sfruttare la Marketing Automation senza dilapidare le tue risorse e in maniera efficace.

Perchè abbiamo intitolato questo articolo la grande balla sulla marketing automation?

Perchè molte aziende presentano la marketing automation come la panacea in grado di guarire tutti i mali del tuo marketing online.

Se segui Webenjoy, saprai che la nostra filosofia è diversa.

Alla base di qualsiasi attività ci deve essere un’attenta strategia e successivamente possono prendere posto le tecnologie che sono sicuramente utilissime ma che non risolveranno i tuoi problemi se non è stata elaborata una strategia efficace.

Inoltre se sei una start-up o se la tua azienda è in forte spending review, pensaci bene prima di affidarti a chi ti propone la marketing automation.

In genere chi lo fa ha in mente gli innumerevoli vantaggi che ne trae da questa “vendita“.

Si tratta di software che permettono di ottenere, in genere, commissioni ricorrenti molto elevate. Ad aggiungersi a questa miniera d’oro anche gli oneri di gestione del marketing online che spesso viene affidata a queste agenzie.

Implementare la marketing automation è un’attività che può risultare onerosa e se desideri sentire un’altra campana prima di spendere decine di migliaia di euro allora contattaci per una consulenza dedicata.

Marketing automation: cos’è e perché può migliorare drasticamente il tuo business

Marketing Automation…. Ti dice nulla questo termine? Sicuramente se hai iniziato a interessarti di marketing digitale l’avrai già sentito. Magari te l’hanno presentato come la classica bacchetta magica per trovare nuovi clienti e arricchirti senza fatica, con pochi clic. Ebbene, ti do una brutta notizia.

La marketing automation non è niente di tutto questo.

E’ però uno strumento potentissimo per ottimizzare le tue attività di marketing digitale, per raggiungere i tuoi obiettivi, che tu abbia un negozio, un’attività professionale, che tu venda prodotti online o semplicemente offra servizi di consulenza.

E’ però difficile da padroneggiare e non ammette improvvisazione. Ma non ti preoccupare: se seguirai questa guida e in particolare il consiglio che ti darò alla fine, anche tu potrai utilizzare la Marketing Automation e migliorare le sorti della tua attività.

Quindi, seguimi in questo viaggio verso la Marketing Automation.

Definizione di Marketing Automation

Partiamo con le formalità, ovvero con una definizione di Marketing Automation.

Il termine Marketing Automation si riferisce a piattaforme tecnologiche progettate per aziende o reparti marketing al fine di gestire in modo più efficace il marketing su diversi canali online (email, siti web, social media, mobile) e automatizzare processi ripetitivi.

 

ma.. cerchiamo di comprendere meglio le potenzialità della marketing automation.

Facci caso. Se hai bisogno di acquistare un prodotto, cosa fai?

  1. Prima ti informi sul prodotto stesso e guardi in giro quanto può costare, come funziona, che parere hanno le persone che l’hanno provato etc.
  2. Poi inizi a valutare dove acquistarlo e da chi acquistarlo. Ti informi sul venditore controlli se l’azienda ha feedback positivi etc.
  3. Solo a questo punto decidi.

Insomma, compi un percorso a più step che in gergo tecnico si chiama “buyer journey“.

Se sei dall’altra parte della barricata, ovvero se sei un venditore, il tuo primo obiettivo è quello di rendere il buyer journey più semplice ed agevole possibile. Il tuo scopo sarà quello di portare il cliente ad acquistare nel più breve tempo possibile e a farsi un opinione positiva di te e del tuo prodotto.

La marketing automation ti permette di monitorare se il tuo cliente ha fruito all’interno del tuo sito dei diversi tipi di contenuto e di programmare le azioni che verranno svolte automaticamente ad ogniuna di queste fasi.

Ad esempio, dopo che il tuo potenziale cliente ha visitato la scheda di un tuo particolare prodotto, puoi inviargli una mail con le recensioni e le opinioni dei clienti che hanno già acquistato quel prodotto, contribuendo a creare un’immagine positiva di te e del prodotto nella testa del cliente.

 

Testing, monitoring e reporting.

Affinché un utente percorra il buyer journey e giunga all’acquisto, i contenuti devono essere efficaci. Come capire se il contenuto a cui stai pensando per questo o quello step del percorso è veramente efficace?

Semplice, lo devi testare. Anzi, devi testare più varianti per capire quale funziona meglio. Lo puoi fare manualmente, certo, un contenuto alla volta, una variabile per volta, ma con la Marketing Automation è tutto più rapido e più semplice, proprio perché la piattaforma tiene traccia di tutto quello che fa l’utente attribuendo dei valori e generando dei tag  (delle etichette) che permettono di profilare gli utenti in modo da poter distinguere quelli più pronti all’acquisto da quelli che necessitano di essere scaldati.

Stesso discorso per il monitoring, ovvero l’attività che ti consente di controllare in corso l’efficacia dei tuoi contenuti e di correggere il tiro e per il reporting, che ti permette di capire cosa ha funzionato e cosa no. La Marketing Automation, in questo caso, cattura tutti i dati necessari e li rende immediatamente disponibili per una loro interpretazione.

Software di Marketing Automation.

L’automazione avviene per mezzo di un software che compie il lavoro stupido e ripetitivo in modo più efficace rispetto a quello che può fare un uomo e lavorando 365 giorni all’anno, 24 ore su 24 a costi irrisori.

Ad oggi grazie all’intelligenza artificiale alcune piattaforme di marketing automation riescono a raggiungere i livelli 6 della scala di Amber e Amber dove 6 rappresenta la capacità di apprendere informazioni.

In futuro ci si può aspettare che l’atomazione possa addirittura sostituirsi all’uomo per azioni di ragionamento e creatività.

In commercio ci sono molte piattaforme di marketing automation, alcune sono offerte al pubblico con abbonamento mensile (Saas – Software as a service), altre sono open source. Vedi il progetto Mautic.

I vantaggi della Marketing Automation

Sicuramente hai già intuito alcuni dei vantaggi della Marketing Automation, ma qui te li descrivo nel dettaglio, o almeno i più importanti.

1) Ti fa risparmiare tempo. E’ il vantaggio più evidente. D’altronde, se automatizzi, risparmi tempo. Questo vale un po’ per tutto, e il marketing non fa eccezione.

2) Migliora la fase di testing. Con la Marketing Automation puoi capire quale contenuto funziona meglio, quale contenuto è più efficace. Soprattutto, puoi capirlo in modo rapido, schematizzando il processo in modo da ottenere previsioni realistiche.

3) Riduce l’errore umano. Se fai le cose manualmente, se ti occupi anche delle attività operative e ripetitive, magari basate sui calcoli, puoi sbagliare. E se sbagli è pure normale perchè gli essere umani sono portati all’errore. Ma se utilizzi un software, in questo un caso un software di Marketing Automation, ti metti al riparo dagli errori. Le macchine, se programmate bene, per definizione non sbagliano.

4) Puoi dare a Cesare quello che di Cesare. Ho scomodato il Vangelo, ma solo per farti capire il vantaggio più importante della Marketing Automation. Dare a Cesare quello che di Cesare vuol dire, in questo caso, dare a ciascuna tipologia di utente il contenuto per lui più efficace. Vuol dire personalizzare la comunicazione. Ma lo puoi fare in modo sistematico solo con la Marketing Automation. Solo con un software puoi raccogliere dati sufficienti per dividere il pubblico in tipologie, e offrire a ciascuna tipologia il percorso più adatto affinché compri. Segmentare il pubblico (questo il termine corretto) è fondamentale in quanto ti permette di raggiungere un obiettivo praticamente impossibile con il marketing normale: ridurre ai minimi termini il numero di utenti che “si perde per strada”. Se offri a ciascuno ciò che veramente  gli interessa, e sei in grado di raggiungerlo sempre e comunque, è più difficile che “ti abbandoni”. E’ anzi più probabile che percorra tutto il percorso, fino all’acquisto e oltre.

5) Mette a sistema l’Inbound Marketing.

Sai cos’è l’Inbound Marketing?

Il termine Inbound marketing indica una modalità di marketing centrata sull’essere trovati da potenziali clienti (outside-in) in contrasto alla modalità tradizionale, detta anche outbound marketing (inside-out) che è imperniata su un messaggio direzionato unicamente verso il cliente. Con l’Inbound si passa dall’ Interruption al Permission Marketing: l’audience va conquistata fornendo contenuti interessanti e utili per il target di riferimento, non interrotta.

https://it.wikipedia.org/wiki/Inbound_marketing

Il discorso è ampio e lo descriverò meglio nei prossimi articoli. Se nel frattempo vuoi approfondire scaricati la guida gratuita sull’inbound marketing  che trovi qui.

Nel frattempo ti dico che la Marketing Automation automatizza e libera le potenzialità dell’Inbound Marketing. Come ci riesce? Grazie alla capacità di lavorare a partire dai dati, di somministrare i contenuti più efficaci per ciascuna tipologia di utente.

La marketing Automation fa in modo che i tuoi contenuti vengano trovati dai potenziali clienti in modo più rapido e preciso; fa sì che il potenziale cliente, una volta entrato nella tua rete di contenuti ci rimanga.

Anche dopo aver acquistato.

Il ruolo della Marketing Automation nel ciclo di vita del cliente

Hai iniziato a capire quanto la Marketing Automation può esserti utile? Per dimostrartelo in maniera ancora più chiara, farò un gioco con te. Ti trasformerò in un cliente e ti farò vivere l’esperienza della Marketing Automation dall’altro lato della barricata. Ti farò percorrere il cosiddetto “ciclo di vita del cliente”, in modo da farti vedere cosa cambia se, di mezzo, c’è la Marketing Automation. Iniziamo.

 

Fase di Ricerca

Hai bisogno di un prodotto, ma non sai ancora qual è il modello più adatto e men che meno la marca. Raccogli informazioni su internet. Trovi un articolo che ti parla di quel prodotto, ti descrive i modelli, ti offre consigli per scegliere bene. Vieni invitato a lasciare una email, in modo da accedere a una newsletter che ti promette altre informazioni. Fai lo stesso con altri articoli.

Cosa fa la marketing automation.

Ti aiuta a capire quale sia il miglior contenuto per agganciare il cliente. Per far sì che l’articolo che legge per informarsi sia il il tuo articolo. E, ovviamente, per far sì che lasci la sua email di contatto.


Fase di Review

Ti arrivano email che parlano di prodotti, che ti invitano ad acquistare l’oggetto x piuttosto che l’oggetto y, spiegandoti perché dovresti farlo. Valuti cosa fare, cosa ti conviene acquistare.

Cosa fa la marketing automation.

Ti permette di mandare email in maniera automatica, massiccia e differenziata. Per esempio… Alcuni contatti non hanno cliccato sul link alla landing page? A loro manderai (in automatico) una email supplementare di tipo persuasivo, dove parlerai nuovamente delle qualità del tuo prodotto.


Fase di Purchase Decision

Sei agli sgoccioli, stai decidendo quale prodotto acquistare, tra quelli di cui hai fatto la conoscenza.

Cosa fa la marketing automation.

Ti permette di “non perdere di vista” il contatto, di ricontattarlo più volte, magari per sottoporgli un’offerta che non potrà rifiutare: un’offerta imbattibile.


Fase di Engagement

Hai scelto un prodotto tra tutti gli altri. Vuoi verificare alcune caratteristiche e avere la conferma che fa veramente per te. Contatti direttamente il venditore. Se ti convince, acquisti.

Cosa fa la marketing automation.

Dipende…

Se si tratta di una vendita online tramite e-commerce è possibile pianificare delle “bump offer” seguite anche dall’invio di email mirate successivamente all’acquisto.

Se invece hai un business tradizionale, la palla passa al venditore,  perchè per quanto tu possa sostituirla con un bot a questo punto rimane necessario l’intervento umano.

 

Fase di Relationship Management & Renewal

Dopo aver acquistato, il venditore ti propone altri contenuti, ne senti ancora “parlare”.

Cosa fa la marketing automation.

Ti aiuta a tenerti stretto il cliente. Come? Facilitando e automatizzando la somministrazione di contenuti per lui interessanti, magari non immediatamente finalizzati a un riacquisto. Per giunta, in modo differenziato e personalizzato per tipologia di acquirente. Lo scopo, per quanto espresso in maniera non sempre esplicita, è ovviamente il riacquisto e, se possibile, la trasformazione del cliente in ambassador.


E’ ovvio, questo è solo uno dei percorsi che il cliente può compiere (per esempio il “trigger” può essere scatenato non da una ricerca organica ma da una inserzione su Facebook. Allo stesso modo, ti ho presentato solo un piccolo campionario di quello che la Marketing Automation può fare per te.

 

L’importanza dei software nella Marketing Automation

Te l’ho accennato qualche paragrafo fa, ma te lo ripeto qui: non esiste Marketing Automation senza software di Marketing Automation. L’automazione ha sempre bisogno di una macchina (un software in questo caso) e la Marketing Automation non fa eccezione.

Come dovrebbe essere questo software? Innanzitutto deve essere completo, ovvero deve permetterti di automatizzare tutte le fasi del marketing, di agire su tutti gli step del ciclo di vita del cliente. Vedo spesso in giro piattaforme che automatizzano questa o quell’attività. Te lo dico per esperienza: coordinare tra di loro più software è un casino, e ti fa perdere tempo. Scegli un software, quindi, ma che sia veramente completo.

Se possibile, scegli anche un software con una interfaccia intuitiva, con tutte le voci e le funzioni a portata di mano, ben ordinate e chiare. Il discorso è lo stesso: rischi di perdere tempo, piuttosto che guadagnarlo, se l’interfaccia non è semplice.

Cosa non puoi fare con la Marketing Automation

 Fin qui tutto eccezionale. Sicuramente ti sei già convinto che la Marketing Automation sia un gran bello strumento. Tuttavia, se pensi che sia la bacchetta magica per tutte le attività di marketing, ti stai sbagliando.

La Marketing Automation non ha nulla di magico perché, tra le altre cose, non può fare tutto. E’ vero, automatizza, ma automatizza solo l’operatività, le azioni ripetitive, rendendole più efficaci. Ti assicuro: è già tanto.

Ciò implica, però, che qualcosa debba mettercela tu, sempre e comunque. Ovvero, l’elaborazione strategica e la creatività. Ci devi essere tu alla sala comandi, devi essere tu a dire al software cosa fare, e lui lo farà in maniera rapida e diligente, meglio e più velocemente di quanto non faresti da solo.

Stesso discorso per la creatività. La Marketing Automation ti dice qual è il più efficace tra due o tre contenuti, ma questi contenuti li devi progettare tu. La creatività è affare tuo.

 La Marketing Automation è per tutti?

Ma non è finita qui. La Marketing Automation è veramente efficace, ma di base non è per tutti, almeno non in apparenza. Ecco perchè:

  1. I software in genere costano molto.
  2. Utilizzare i software, dunque padroneggiare la Marketing Automation richiede competenze piuttosto elevate. Quindi dovrai pagare un consulente, un professionista esterno o dotare la tua attività di una figura qualificata, oppure formarti per svolgere in prima persona le attività necessarie.

Dunque, di base (tieni a mente questa espressione) la Marketing Automation è appannaggio solo di chi se lo può permettere. Diciamo, per fare una stima, solo delle attività che hanno un fatturato a partire da 50.000 euro all’anno.

Eppure c’è un modo per aggirare questo ostacolo, per andare oltre questo criterio. Solo che molti non lo sanno. Beh, te lo dico io.

  • Utilizzare software open source, che sono in genere gratuiti o comunque richiedono minori investimenti e hanno inoltre la possibilità di essere estesi.
  • Imparare in prima persona come fare la Marketing Automation. Esatto, studiare!

Marketing Automation con piattaforme open source

Dove trovare i software open source? Come imparare a fare della buona Marketing Automation? Ti avverto, rischi di cercare il classico ago in un pagliaio, tra programmi che promettono e non mantengono, e i classici corsi di marketing che si rivelano fuffa.

Ma ho qui per te un pacchetto pronto per essere aperto e utilizzato. Uno strumento, anzi una combinazione di strumenti che ti permetteranno di padroneggiare la Marketing Automation e di metterla subito a regime. Certo, non sarà banale, dovrai studiare seriamente ma il risultato, questo te lo garantisco,è a portata di mano.

Sto parlando di…

Mautic + Open Marketing VideoTraining.

  • Mautic è il primo e più completo software per la Marketing Automation open source. E’ uno dei pochi al mondo e sicuramente il migliore della sua categoria.
  • Open Marketing VideoTraining, invece, è l’unico (ripeto, l’unico) videocorso in Italia che ti insegna a utilizzare Mautic e sfruttarne tutte le potenzialità.

Vuoi saperne di più su Matic e Open Marketing VideoTraining? Ti consiglio di dare un’occhiata qui!