Di seguito la procedura che ti permetterà di dare accesso alla visualizzazione dei dati di una proprietà di Google Analytics senza dover condividere le informazioni confidenziali del tuo account personale Google.

Accedi a Google analytics con il tuo account amministratore

Clicca il simbolo dell’ingranaggio in basso a sinistra.

Google Analytics amministratore

Scegli se dare accesso all’account (ovvero a tutti i siti contenuti in quell’account), alla proprietà (al singolo sito ma a tutte le viste) o alla singola vista dei dati.

Google Analytics manager

Clicca il bottone blu per aggiungere un utente

Google Analytics permission

Seleziona il tipo di permesso e clicca su aggiungi. Se il tuo collaboratore ha solo necessita di analizzare i dati spunta la casella “Leggi e Analizza”.

Premi quindi aggiungi.

Google Analytics add permission

 

Recensione del libro SEO Per WordPress: Guida Pratica all’Ottimizzazione di un Sito Per i Motori di Ricerca

E’ da circa una settimana sulla mia scrivania. Ogni giorno rimando la lettura per impellenti attività che devono essere sbrigate, ma la curiosità è tanta e così questa mattina decido di affondare il colpo.

Mi accorgo guardando la quarta di copertina di qualche piccola imprecisazione. (Vedi descrizione dell’autore) ma ci do poco peso e inizio la lettura.

Da subito mi accorgo che nonostante le 224 pagine ed una carta molto compatta la quantità delle informazioni non è tantissima per via della dimensione del font utilizzato.

29 euro per una manciata di parole. Per te è un problema questo?

Per me no, alla fine non ho acquistato un libro di intrattenimento. Non concepisco e non concordo con chi giudica il valore di un prodotto in base alla quantità di contenuto.

A me interessa pagare per la qualità delle informazioni e non la quantità. Se poi posso anche risparmiare tempo, tanto di guadagnato.

Il libro è infatti ricco di spunti interessanti.

In circa mezz’ora mi trovo ad un terzo del libro e ho riconosciuto in esso importanti contributi di colleghi e fornitori come Claudio Marchetti e Stefano Schirru. Chissà chi troverò domani…

Estremamente interessante il contenuto a cura di Emanuele Tolomei.

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Giorno 2.

Nelle successive 80 pagine trovo i contributi di Stefano Schirru e Isan Hydi davvero preziosi per chi è alle prime armi con la SEO. Si tratta di contenuti in grado di dare un potente boost alle tue attività.

Troviamo contributi sulla tecnica della seo on page a cura di Fabrizio Leo.

Per chi non ne fosse al corrente è possibile trovare una guida sulla SEO ON PAGE anche qui su SEO Padova.com

 

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Ti è piaciuta questa recensione? Fammi sapere cosa ne pensi o esprimi le tue considerazioni su di Valerio Novelli.

 

LEGGI ANCHE LA GUIDA GRATIS COME POSIZIONARSI SU GOOGLE > http://seo-padova.com/guida-seo/come-posizionarsi-su-google/

 

Proseguando troviamo una guida all’uso dei redirect 301 e dei tag canonical e in successione una guida ai tool seo.

Si introducono in questo capitolo i seguenti Tool SEO:

  • Ahrefs
  • Majestic
  • SEMRush
  • SEOZoom

Ritengo che la scelta dei tools non dipenda propriamente da ciò con cui ci si trova meglio, ma dello strumento più efficace per quello che si desidera fare.

Ad esempio SEMRush è paragonabile a SEOZoom per tipologia di strumento ma non a Majestic.

Per svolgere un link profiler di un sito non userei SEOZoom ma mi affiderei unicamente a Majestic o a Ahrefs.

Diversamente per analizzare ranking, traffico e altre funzionalità, Majestic non è lo strumento ideale. Per progetti italiani consiglio di lavorare con SEOZoom, per progetti internazionali SEMRush è decisamente più completo.

Ottimo avere in questo libro una guida di screaming frog, (non è completa ma è sicuramente un inizio) e una guida di Majestic a cura di Claudio Fiorentino.

Estremamente gradita la presentazione di SEOZoom a cura del suo staff e di alcune delle nuove sue funzionalità quali l’Intent Gap, oppure, il suggerimento di usare la time machine per “spiare” i tuoi concorrenti.

E’ Tutto.

Se hai scritto un libro sulla SEO e desideri una recensione contattami via email dalla pagina dei contatti.

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Buon libro, utile anche anche a chi svolge la funzione di consulente.

recensione google seo marco ziero

C’è sempre da imparare leggendo buoni libri come quello di Marco Ziero – Google Seo: Strategie e tecniche mobile e desktop per siti ed e-commerce – anche se le tematiche trattate sono considerate dagli esperti del settore come già conosciute.

Il libro introduce la seo e ne fa una panoramica indicando alcune principali tematiche (fattori di posizionamrnto, penalizzazioni, internazionalizzazione, e-commerce)

Utile anche come strumento di consultazione si presenta come un libro facilmente leggibile.

Google Seo di Marco Ziero: Scopri il prezzo

 

Critiche Google Seo

Principalmente ho trovato due aspetti “negativi” del libro (penso ad un aggettivo meno potente senza trovarlo), si tratta comunque di aspetti non squalificanti.

Google Seo non è un evergreen

Come la maggiorparte dei libri tecnici anche Google Seo rischia di subire una veloce obsolescenza dovuta al mutamento del mondo e all’introduzione di nuove tecnologie, algoritmi e piattaforme.

Questo ovviamente è più un problema per l’autore che non per il lettore, visto l’importante lavoro di ricerca e revisione del materiale che si riscontra anche solamente leggendo il libro.

 

Girate alla larga da chi garantisce i risultati

“L’ultimo capitolo, la verità tutta la verità, nient’altro che la verità” è lo step finale del buyer jornay del lettore.

In questo capitolo, l’autore cerca di educare il lettore alla scelta di un partner (agenzia, freelance) anche attraverso un elenco puntato di caratteristiche discriminanti nella scelta del partner.

Il quarto punto recita:

Attenzione, se viene utilizzata la parola ‘Garanzia’, girate alla larga: nessuno, a casa di Google, può garantire per Google.

Il tutto viene corredato con le linee guida ufficiali di Google per la scelta di un SEO.

Personalmente ritengo che un imprenditore si possa assumere i rischi di successo della propria strategia, pur non avendo la certezza dei risultati, poichè come giustamente ricordato da Marco, nessuno può controllare Google o predire con certezza futuri aggiornamenti del motore di ricerca.

 

In conclusione

Libro consigliato sia a

  • clienti che potranno usarlo per aumentare la propria conoscenza e acquisire lessico e terminologie per comprendere meglio il lavoro del partner seo evitando spiacevoli misunderstanding;
  • consulenti per aggiornamento o per formazione individuale

Google Seo di Marco Ziero: Scopri il prezzo

Guida alla Google Search Console: Come aggiungere un utente

Talvolta si ha necessità di condividere l’accesso della Search Console con altri utenti in genere professionisti in grado di aiutarci a comprendere meglio cosa accade sul nostro sito web.

Nel mio caso, prima di affrontare un’analisi o una consulenza seo, chiedo al cliente l’accesso alla Google Search Console per valutare eventuali errori o messaggi che lo strumento ha riscontrato.

Ecco quindi una guida operativa  che ti spiega come aggiungere un utente alla Google Search Console!

come aggiungere un utente alla google search console

Aggiungere un utente alla Google Search Console – Guida Pratica

Per prima cosa, recupera l’account gmail specifico per poter accedere alla GSC (Google Search Console)

Vai su https://www.google.com/webmasters e accedi con le credenziali in tuo possesso.

Ti apparirà una schermata, simile all’immagine seguente, con la lista di tutte le tue proprietà, (termine che indica i siti web che hai in gestione o che possiedi).

come aggiungere un utente alla google search console

Clicca dunque sulla proprietà di cui vuoi condividere i dati.

Così facendo entri nel dettaglio della proprietà. Da qui hai accesso a tutte le funzionalità e i dati della proprietà di cui vuoi condividere l’accesso.

Clicca dunque l’icona a forma di ingranaggio che trovi sul lato destro della pagina e successivamente il link “Utenti e proprietari di proprietà”come aggiungere un utente alla google search console

Sei quindi rediretto alla pagina “Utenti e proprietari di proprietà” dove sul lato destro della pagina trovi il bottone rosso “AGGIUNGI UN NUOVO UTENTE” che dovrai cliccare.

come aggiungere un utente alla google search console

Ti si apre quindi una finestra modale, dove ti viene chiesto di aggiungere la mail della persona che desideri abilitare e il potere che desideri attribuirgli. Nella maggior parte dei casi è sufficiente una autorizzazione limitata.

come aggiungere un utente alla google search console

Dopo aver cliccato sul bottone blu aggiungi, ritroverai la pagina aggiornata con i dettagli del nuovo utente.

Ricorda che potrai eliminare o modificare i dettagli di controllo del tuo utente, sembra da questa pagina.

come aggiungere un utente alla google search console

Se hai necessità di supporto, lascia un commento a questa pagina oppure alla nostra pagina Facebook, oppure mandaci una mail.

 

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Posizionamento sui motori di ricerca

Chiunque abbia un sito web, spera che questo strumento sia utile per acquisire nuovi clienti per la propria azienda. La realtà nuda e cruda, è che non basta dotarsi di un sito per far si che questo accada. È  necessario che questo acquisisca anche un buon posizionamento sui motori di ricerca ed in particolare su Google.

consigli per posizionarsi sui motori di ricerca

Cosa significa “posizionarsi sui motori di ricerca”!

Prima di passare in rassegna le attività utili ad acquisire un buon posizionamento sui motori di ricerca, è necessario fare un brevissimo “cappello” chiarificatore.

Molte persone sono convinte che il proprio sito sia già posizionato perché è stato indicizzato da Google.

Ma allora perché non arriva nessuna email di richiesta preventivo? Forse questa faccenda di avere un sito per farsi pubblicità su Google non funziona?

La spiegazione sta tutta nella differenza che passa tra le parole indicizzazione e posizionamento. Un sito si dice indicizzato quando il motore di ricerca ha inserito le sue pagine nel suo indice. Quindi si…. a quel punto il sito web è presente nei risultati di ricerca di Google.

Ma per un sito web,  l’essere indicizzato non comporta necessariamente occupare posizioni in evidenza nei risultati di ricerca. Un sito indicizzato può stare tranquillamente in settantottesima posizione per una determinata parola chiave.

Affinché quella parola chiave porti traffico al sito e clienti all’azienda, bisogna fare in modo che quando un utente la digita su Google, il sito compaia tra primi dieci risultati. Bisogna in sostanza acquisire posizioni in classifica fino a raggiungere la prima pagina sui motori di ricerca.

Questa attività è appunto chiamata posizionamento nei motori di ricerca. La figura che si occupa di questa materia è lo specialista SEO, o SEO Specialist per chi ama utilizzare i termini anglofoni.

Se un sito lo si ha già e non è ben visibile su Google & Company, è necessario quindi andare ad ottimizzarlo per favorire il processo di posizionamento.

 

7 consigli pratici per posizionarsi sui motori di ricerca

Ecco un elenco delle attività da mettere in campo per posizionare un sito sui motori di ricerca.

1 Ricerca delle parole Chiave

Con quali parole chiave i vostri clienti vi possono trovare su Google? Non fate l’errore di scegliere parole chiave troppo tecniche relative al vostro settore. Quelle potete utilizzarle voi o le persone del ramo, ma non sempre i vostri potenziali clienti. Aiutatevi  con lo strumento di ricerca delle parole chiave presente su Google Adwords per scegliere quelle che fanno al caso vostro.

2 Analizzare la situazione attuale

La seconda cosa da fare è vedere, con le parole chiave scelte, quale posizione si occupa su Google e con quale pagina. Fate questa ricerca e annotate questa preziosissima informazione su un foglio excel.

3 Implementare ed ottimizzare le pagine con le parole chiave scelte

Ora che sapete quali sono le parole chiave con cui il vostro sito compare su Google, la posizione che occupa nella classifica e quali pagine vengono attivate dalla ricerca, bisogna andare ad ottimizzare la SEO di quelle pagine. Assicuratevi che la chiave compaia nel tag title, nel tag header 1 (h1), all’interno del testo (soprattutto nel primo paragrafo e nell’ultimo del testo). Fate in modo che vi sia del buon testo all’interno della pagina e che questo sia ottimizzato per la chiave da voi scelta. La chiave dovrebbe essere presente anche nella url ma  se poi non siete capaci di fare un redirect 301, lasciate tutto così com’è. Assicuratevi però, per le nuove pagine che creerete, di implementare la parola chiave scelta anche nelle rispettive url.

Se vi sono parole chiave interessanti per cui il sito non è posizionato affatto, create delle pagine ad hoc ottimizzate per quelle keywords.

4 Implementate le pagine con i dati strutturati

I dati strutturati sono diventati importantissimi per garantirsi l’estrazione delle informazioni presenti sulla pagina da parte dei motori di ricerca che le supportano ( e Google è tra questi). Fate in modo di implementare i dati strutturati sul vostro sito andando ad inserire almeno quelli per:

  • Persona
  • Azienda
  • Webpage
  • LocalBusiness
  • Articolo (se pagina di blog)

Ve ne sono moltissimi tipi. Utilizzate quelli più adatti al tipo di pagina o di attività. Potete trovarli tutti all’indirizzo https://support.google.com/webmasters/topic/4599161 e su schema.org.

5 Google Plus

Google Plus è il social network di casa Google. Questo strumento è di una potenza incredibile ma poco compresa da molti titolari di siti web.

Grazie all’attivazione del proprio profilo Google Plus, sarà possibile aumentare le visite al proprio sito perché influisce sulle ricerche private e sulle ricerche locali.

Le ricerche private sono così chiamate perché vengono effettuate da utenti che sono loggati sul proprio account Google. Ne avvengono a migliaia al giorno perché l’utente medio che utilizza Google, ha con molte probabilità un proprio account (gmail, youtube, G+, picasa, ecc….). Quando questi naviga, non pensare che deve sloggarsi da Google; semplicemente perché ignora questa differenza.

Se questi utenti vi hanno “accerchiato” (modalità di contatto che si può paragonare un pochino alle amicizie su facebook), con molta probabilità nel momento in cui effettuano una ricerca che riguarda un servizio presente sul vostro sito, vedrà comparire nella classifica il vostro sito web o i vostri post pubblicati su G+.

Per far si che questo accada, è importante utilizzare il proprio profilo Google plus per condividere le pagine e le news del vostro sito, ed utilizzare questo canale social per intrattenere relazioni con l’obiettivo di farsi accerchiare.

Si deve inoltre creare una “pagina azienda” all’interno di Google Plus. Questo tipo di pagina si deve creare in Google my Business.

La pagina Google my Business influisce sulle ricerche locali. Le ricerche locali sono quelle ricerche che l’utente effettua per trovare un servizio nella sua zona o vicino alla sua posizione geografica. Per questo è importante creare e compilare bene la tua pagina Google My Buisness, arricchendola di immagini, testo descrittivo in cui siano presenti le parole chiave di tuo interesse, indirizzo, orari di apertura, sito web e numero di telefono.

6 Blog, contenuti e link interni

Una volta terminata l’ottimizzazione delle pagine del sito, è necessario darsi da fare con i contenuti, perché la sola ottimizzazione delle pagine, quasi mai è sufficiente ad acquisire un buon posizionamento sui motori di ricerca.

Create quindi un blog interno al sito ed iniziate a produrre contenuti di interesse attorno agli argomenti attinenti la vostra attività.

In questi articoli, non abbiate paura a condividere piccoli trucchi del mestiere o soluzioni, perché anche se una percentuale di utenti grazie ai vostri consigli, risolverà il suo problema e non si rivolgerà alla tua azienda, una buona fetta degli altri lo affiderà ad un vero esperto (cioè te) .

Infatti, essere presente in rete con contenuti di valore, fa in  modo che ci si costruisca una reputazione online di rispetto, portando il pubblico a considerarvi una vera autorità nel settore di appartenenza.

In questa strategia, il consiglio è quello di non limitarsi alla mera pubblicazione degli articoli. Utilizzateli anche per costruire una rete di link interni da sfruttare a vantaggio delle pagine del sito che volete mettere in luce su Google.  Come fare? Si deve fare in modo che gli articoli contengano un link verso la pagina principale del sito che tratta quel determinato argomento. L’anchor text del link deve corrispondere alla parola chiave con cui si desidera migliorare il posizionamento su Google.

Non esagerate però con questo metodo. Non riempite gli articoli del blog di link a tutte le pagine e non utilizzate sempre la stessa parola chiave come anchor text. Ogni articolo che parla di qualcosa di specifico, deve riportare, a mo’ di approfondimento o di soluzione al problema, ad una pagina del sito che tratta lo stesso argomento o un argomento correlato.

7 Link esterni

Infine, dei buoni contenuti prodotti sul blog, possono indurre altri utenti che hanno letto il vostro articolo a linkarlo dal loro sito o a menzionare quest’ultimo sui propri canali social. Entrambe le cose fanno bene. Uno al posizionamento sui motori di ricerca e l’altro alla vostra reputazione online. Ogni link ricevuto, se di buona qualità, vi aiuterà nella conquista della prima pagina di Google.

Per cui non buttate quattro righe sugli articoli del vostro blog, tanto per scrivere qualcosa. Assicuratevi di scrivere articoli di vero valore e di sicuro interesse. Molto spesso, il posizionamento sui motori di ricerca, dipende proprio da questo.

Se non siete in grado di scrivere buoni articoli o di mettere in pratica questi consigli (per mancanza di tempo o di conoscenze specifiche), rivolgetevi con fiducia ad un’agenzia SEO e web marketing. La spesa vale l’impresa. Garantito.

Se vuoi approfondire l’argomento leggi anche come posizionarsi su Google o scarica le Guide Seo Gratuite di Seo Padova.

 

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posizionarsi su google

Come posizionarsi su Google e cosa fare prima di mettersi a scrivere i contenuti.

Il traffico web qualificato è la risorsa più importante di cui hai bisogno se vuoi vendere o guadagnare attraverso il tuo blog o sito web.

Ho letto diverse guide su come raggiungere le prime posizioni sui motori di ricerca, in particolare su come posizionarsi su Google, ma a mio avviso nessuna ti spiega esattamente cosa fare per posizionare il tuo sito web in modo da ottenere dei risultati concreti e replicabili.

Ciò avviene per diversi motivi:

  1. Chi ha scritto la guida lo ha fatto semplicemente per attirare traffico sul suo sito e guadagnarci con la pubblicità (non ha lo scopo di vendere i propri servizi).
  2. Chi ha scritto la guida lo ha fatto per cercare di vendere i suoi servizi (non vuole che tu sappia realmente posizionare il tuo sito su Google).
  3. Chi ha scritto la guida sa la teoria, si è posizionato con le chiavi corrette ma non ha uno scopo preciso.

Se vuoi posizionarti su Google devi conoscere i principali fattori di posizionamento e soprattutto capire che:

Senza una Strategia Marketing, il traffico non ti servirà a nulla

 

La guida che segue ti spiegherà per filo e per segno non solo come posizionare una pagina web nelle prime pagine dei motori di ricerca, ma anche come fare in modo che tutto il tuo sito ottenga più traffico e ti permetta di guadagnare più soldi.

Si tratta di una guida completa che offre davvero tanto valore.

In altre parole questa è una guida avanzata, ma applicabile anche a chi non conosce nulla di marketing, e che per essere realizzata ha richiesto molti giorni di lavoro e di correzioni da parte mia e del mio staff.

Ti prometto, che se seguirai le mie indicazioni riuscirai ad ottenere dei risultati concreti.

 

 

Obiettivi di Marketing

Essere primi su Google non serve a niente se non hai un obiettivo marketing.

 

Forse non ti è ancora chiara questa cosa.

Senza degli obiettivi concreti, posizionare una pagina web su Google non ha alcun senso.
Otterrai traffico è vero, ma a cosa ti serve?

Devi comprendere che, nel mondo commerciale, ad uno sforzo deve risultare un beneficio.

Qui non stiamo giocando e non stiamo facendo esperimenti, per cui se hai deciso di essere primo su Google, o con meno ambizione, raggiungere le prime posizioni dei principali motori di ricerca, il tuo lavoro deve portare a un risultato commerciale.

Focalizzarti sull’obiettivo ti porta a un secondo livello: per ottenere dei risultati commerciali devi in realtà focalizzarti sul tipo di “utente” che usa i tuoi contenuti e su quello che TU hai da offrire per soddisfare i suoi bisogni.

Attraverso i motori di ricerca le persone possono trovare te e i tuoi contenuti, ma ciò rappresenta solamente il primo importantissimo livello di interazione con loro.

  • Cosa hai da offrire?
  • Qual è la tua attività?

 

In altre parole come ci guadagni?

Ti faccio un esempio per capire meglio di cosa parliamo..

Nel mondo di internet ci sono 5 principali obiettivi di business che possono comunque essere combinati tra loro:

  • E-commerce
  • Lead generation
  • Gestori di Contenuti
  • Supporto Online
  • Branding

 

Vediamoli in dettaglio..

 

Definire lo scopo è il punto di partenza di ogni risultato
Clement Stone

Siti E-commerce

Devi pensare secondo questo obiettivo se i tuoi utenti acquistano prodotti sul tuo sito. Il tuo scopo sarà quello di posizionarti nelle primissime posizioni di Google per chiavi di ricerca specifiche come ad esempio “Scarpe Converse rosse taglia 44”, supponendo che tu venda scarpe di quel tipo.

Questo tipo di ricerca non porterà moltissimi visitatori sul tuo sito e-commerce, ma le persone che vi arrivano sono realmente interessate al tuo prodotto e molto probabilmente sono disposte ad acquistarlo se la tua offerta soddisfa le loro aspettative di prezzo e qualità. Inoltre il volume generato dall’insieme di tutte le possibili ricerche sarà importante. (Strategia della Long Tail)

 

Lead generation

Se vendi consulenze o prodotto che difficilmente si prestano alla logica dell’e-commerce, il tuo obiettivo potrebbe essere semplicemente quello di raccogliere nominativi di persone che desiderano essere ricontattate e a cui poi, in un secondo momento, potrai vendere i tuoi servizi.

Una chiave che potrebbe funzionare per fare lead generation potrebbe essere: “avvocato divorzista Milano”. Questa chiave è cercata da una persona che cerca in un determinato momento e in una determinata città una figura specifica e quindi ha maggiori possibilità di conversione rispetto alla chiave più generica “Avvocato Milano”.

 

Gestori di Contenuti

Stiamo parlando di attività basate sulla pubblicazione di contenuti. Per farti capire facilmente puoi pensare ad Aranzulla. Sicuramente ti sarà capitato di imbatterti sul suo sito facendo una ricerca su Google. Il suo scopo non è vendere consulenze, non è vendere attraverso un e-commerce bensì quello di guadagnarci dai click sui banner e altri annunci a pagamento che agli utenti capita di fare volontariamente o involontariamente quando stanno navigando sul suo sito.

Si tratta di un modello di business molto difficile poiché prima di iniziare a farti uno stipendio, dovrai aver scritto tanti, tanti contenuti e soprattutto aver capito come fare per posizionarli su Google. Che poi è il motivo per cui stai leggendo questa guida. Giusto?

 

Supporto Online

Il modello di business che utilizza questo tipo di obiettivo è un po’ più complesso da spiegare e probabilmente non è realmente di tuo interesse. Lo scopo delle aziende che vogliono monitorare questi obiettivi lo fanno per diverse ragioni come migliorare la customer experience, permettere ai propri clienti di trovare ciò di cui hanno bisogno più velocemente e con meno frustrazione o semplicemente aumentare le possibilità di acquisto dei loro prodotti o di fidelizzazione.

 

Branding

Si tratta dell’attività volta a creare nella mente degli acquirenti un nome unico e un’immagine specifica dei propri prodotti o del proprio marchio. Attraverso il tuo blog puoi contribuire a rendere il tuo nome importante.

Adesso che conosci i principali obiettivi di business hai molto probabilmente capito qual è il tipo di obiettivo che si addice al tuo modello di business.

Quindi se sei un consulente probabilmente userai un obiettivo basato sul modello della lead generation mentre se sei un blogger che vuole guadagnare con le pubblicità seguirai gli obiettivi dei gestori di contenuti.

 

E qui viene il bello…

…gli obiettivi ti permettono di focalizzarti sulla tua attività e scegliere le chiavi più corrette per raggiungere i tuoi scopi.

Se vendi consulenze in qualità di “psicologo del lavoro a Milano” inutile sforzarsi di raggiungere una chiave complessa come “psicologia del lavoro” perché ha un intento di ricerca diverso, produrrebbe meno conversioni poiché la chiave è generica, di tipo informazionale e se ciò non bastasse, richiederebbe sforzi maggiori per via di una concorrenza più elevata.

Quindi a chi dice che il traffico è tutto possiamo rispondergli che si sbaglia. L’importante è il focus.

Se invece sei un docente di psicologia del lavoro affermato, che ha scritto decine di volumi e hai un sito che ti serve per consolidare il tuo nome (personal branding) allora posizionarsi con una chiave così generica permette di ottenere visibilità e contribuire alla vendita dei tuoi libri e indirettamente anche fare consulenze che possono esserti richieste su tutto il territorio nazionale.

Dagli Obiettivi al Traffico attraverso le Chiavi di Ricerca

Bene, adesso che hai definito gli obiettivi dobbiamo cercare le chiavi che i nostri potenziali utenti potrebbero essere interessati a ricercare.

Il nostro studio per imparare a posizionarsi su Google prosegue e in questo modulo avremo modo di approfondire il più possibile l’argomento “chiavi di ricerca”.

Per farlo dovrei spiegarti come funziona un motore di ricerca ma sono convinto che tu, molto probabilmente, hai più voglia di sporcarti le mani con la pratica.

Allora l’unica cosa che devi sapere è che:

Per soddisfare i tuoi obiettivi di business hai bisogno di traffico qualificato, che arriva sul tuo sito tramite i risultati che i motori restituiscono all’inserimento di parole chiave.

Ergo, la scelta delle giuste parole chiave è fondamentale.

Per svolgere questa attività è importante che tu abbia un’idea di chi sia il tuo cliente ideale.

All’interno di questa guida sul posizionamento su Google, non ne parlo…

Prenditi comunque un po’ di tempo per descrivere su carta almeno 3 tipi di clienti ideali identificando:

  • Il genere sessuale;
  • L’età;
  • Gli interessi;
  • I bisogni.

Fare questo esercizio ti permetterà di essere più obiettivo nella selezione delle chiavi. In particolare quello che ti chiedo di fare successivamente è di metterti nei panni dei buyer personas (si chiamano così i tuoi clienti ideali) e ragionare sulle chiavi così come ti aspetti farebbero loro.

Ma torniamo a noi..

 

Come Posizionarsi su Google per fare Lead Generation: 3 strumenti utili per la ricerca delle parole chiave.

In questo primo esempio, ipotizziamo che tu sia uno psicologo del lavoro, residente a Milano, una città metropolitana con 2 milioni di abitanti. Il tuo scopo è quello di guadagnare con la consulenza.

Per fare ciò devi creare delle pagine che descrivono i tuoi servizi e che intercettino i clienti che ne hanno necessità.

Hai diversi modi per procedere in questa attività:

  1. Partendo dall’analisi dei dati di cui sei già in possesso (Google Analytics, Search Console etc..)
  2. Oppure se il tuo sito è nuovo, analizzando i siti dei tuoi competitors.

Poniamo il caso più complesso, quello che tu parta senza dati da analizzare. Dobbiamo cercare una fonte per studiare la concorrenza. Ma attenzione, ho 3 buone news per aiutarti in questa attività.

 

Il primo tool che vorrei mostrarti si chiama SEOZoom. A mio avviso è un ottimo strumento con un rapporto qualità prezzo molto elevato.

SEOZoom è una power suite italiana che ti permette di approfondire diversi aspetti della presenza online:

  • traffico mensile,
  • parole chiave posizionate,
  • ultimi back link ricevuti,
  • sottodomini,
  • distribuzione del traffico dei domini di terzo livello,
  • e molto altro ancora..

 

Con SEOZoom potrai iniziare a studiare la “concorrenza”, comparare il tuo traffico con quello dei maggiori competitors e scoprire nuove keyword per ampliare la tua lista e creare un contenuto perfetto conquistare un ottimo posizionamento sui motori di ricerca.

Se non sei sicuro di voler investire in questo strumento di web marketing non devi preoccuparti. Puoi provarlo gratuitamente e usarlo per un numero limitato di ricerche.

posizionarsi su google

Ok, sei entrato adesso metti la tua chiave dentro nella casella di ricerca e premi analizza.

Lo strumento ti restituisce una serie di risultati.

Nella prima parte alta della pagina hai un cruscotto con degli indicatori in cui vengono evidenziati:

  1. La difficoltà della chiave in una scala che arriva fino a 100;
  2. Il volume medio di ricerche mensile ;
  3. Le pagine posizionate per quella chiave (rappresentano un po’ i tuoi concorrenti);
  4. Il costo per click medio per posizionare la stessa parola su Google Adwords.

 

Con queste informazioni siamo già in grado di capire che abbiamo a che fare con una chiave non estremamente complessa ma neppure estremamente facile, ma soprattutto, con una chiave che porterà poche visite al nostro sito.

Infatti se ci sono 20 ricerche mensili non possiamo aspettarci 20 persone che fanno ricerche poiché mediamente tutti noi quando cerchiamo qualcosa su Google ripetiamo la ricerca più volte, quanto meno per rivedere i primi risultati che appaiono.

Inoltre devi sapere che secondo uno studio di Advance Web Ranking del 2014, la prima posizione prende il 30% del traffico, la seconda il 15% e la terza il 10%. Stiamo parlando del 55% del traffico che viene assorbito dai primi 3 siti web.

posizionarsi su google

La seconda porzione della pagina di analisi di SEOZoom, ci mostra sulla parte di sinistra il posizionamento dei primi 50 competitor e sulla parte di destra l’andamento degli stessi nell’arco di sei mesi.

posizionarsi su google

Come puoi notare cliccando l’icona che ti ho evidenziato  hai la possibilità di esportare i dati.

Esportandoli otterrai indicazioni anche riguardanti il volume di traffico dei singoli siti per la chiave ricercata e il punteggio di autorevolezza che SEOZoom ha assegnato al sito, un numero da prendere con le pinze, ma comunque utile per avere un dato di sintesi della qualità del sito valutata dallo strumento.

 

ATTENZIONE: nessuno strumento conosce la ricetta segreta di Google, per cui ogni stima è da assumere con moderazione.

 

Ma torniamo a noi..

La lista dei primi 10 competitor ci è molto utile.

In primo luogo perché sappiamo chi andare a copiare nella ricerca delle parole chiave e in secondo luogo perché ci permette di farci un’idea della qualità dei testi posizionati per la chiave di nostro interesse.

 

Ma veniamo a noi..

Una volta scelto il competitor che si intende analizzare (prendine uno tra quelli posizionati su Google con la stessa chiave), eseguiamo una nuova ricerca questa volta utilizzando il dominio del competitor.

Ecco cosa ne esce..

posizionarsi su google

 

Sulla sinistra abbiamo un cruscotto che da una stima del traffico mensile che questo sito raggiunge. (Attenzione si tratta di stime calcolate in base al numero di chiavi, alla posizione e alla stima del volume di ricerca per la determinata posizione, per tanto in molti casi si discostano molto dalla realtà).

Fornisce inoltre il numero di chiavi per il quale questo sito è posizionato e il valore di autorevolezza del sito secondo lo strumento.

 

Da questo screenshot ci rendiamo conto che:

  • Sembrerebbero esserci un numero consistente di chiavi con cui posizionarci su Google;
  • La difficoltà non dovrebbe essere elevata perché il valore di autorevolezza del sito non è altissimo.

posizionarsi su google

A questo punto, cliccando il simbolo della chiave in alto, ci facciamo restituire l’elenco completo delle chiavi con il quale il sito è posizionato e iniziamo a valutare se fanno al caso nostro oppure no.

Possiamo ripetere questa procedura con tutti i siti competitor che ci erano apparsi quando abbiamo fatto la prima ricerca con la parola chiave specifica per la nostra attività al fine di poter aumentare il nostro bouquet di chiavi.

Analogo a SEOZoom, SEMrush è l’altro tool che dovresti provare per ricercare le parole chiave per la tua attività.

Anche se SEMrush è stato pensato per un mercato internazionale, puoi comunque utilizzarlo per capire se esistono delle nuove parole chiave che ti interessano.

Nella schermata principale potrai:

  • visualizzare l’indice di difficoltà di posizionamento su Google per determinate keyword,
  • studiare un sito concorrente (dalle parole chiave ai link in entrata),
  • tracciare i cambiamenti della SERP rispetto al tuo sito,
  • monitorare i competitors sulla griglia delle parole chiave.

Ora puoi muoverti nello stesso modo di SEOZoom ovvero inserendo il termine di tuo interesse, in questo caso “psicologo del lavoro Milano” e selezionando la base di ricerca “Italia”.

posizionarsi su google

 

Ecco che il cruscotto ti mostra l’andamento del volume di ricerca di questa chiave, il numero dei risultati dei competitors che cercano di posizionarsi su Google per la stessa chiave, gli eventuali valori per la ricerca a pagamento e il trend di ricerca di questa chiave nei vari mesi.

posizionarsi su google

Se guardi nella parte sottostante potrai accedere a info su keyword di corrispondenza alla parola chiave impostata e keyword correlate all’argomento di tuo interesse, oltre ai risultati che rappresentano le prime due pagine del motore di ricerca, un po’ abbiamo visto con SEOZoom.

 

Potrai valutare ogni competitor a seconda dei parametri:

  • ricerca organica mensile,
  • keyword selezionate,
  • ricerca a pagamento.

posizionarsi su google

Nella seconda pagina potrai vedere le keyword di ricerca organica principali e valutare il volume di ricerca in base alla posizione all’interno delle SERP.

posizionarsi su google

 

Come puoi notare dallo screenshot, il volume di ricerca espresso per “psicologi del lavoro” ha 260 ricerche mensili ma si colloca in 84esima posizione. Questo significa che non puoi aspettarti che le 260 volte in cui si è cercato “psicologo del lavoro Milano” portino risultati in quella posizione!

La ricerca organica ti svela l’elenco delle parole chiave per le quali appare il dominio ricercato e il livello della concorrenza e i competitors diretti.

SEMrush ti aiuta a capire come sta funzionando il tuo sito su Google rispetto ai tuoi competitors e come riuscire a posizionarsi su Google tramite le parole chiave che il tuo buyer personas potrebbe cercare in rete.

Forse non sai che se loro funzionano meglio di te significa che ti stanno sottraendo clienti.

Ovviamente vorrei precisare che SEMrush è solo uno strumento nelle tue mani e per questo spetta solo a te fare tesoro delle informazioni su quello che succede su Google per mettere in piedi un piano strategico che ti faccia primeggiare sui tuoi concorrenti.

 

Ma veniamo a noi…

È il momento di mostrarti un ulteriore strumento per la ricerca di parole chiave interessanti per il posizionamento su Google e sviluppare la tua attività.

Google keyword planner è uno strumento messo a disposizione da Google Adwords.

Se non possiedi un account Google dovrai crearlo, semplicemente compilando tutti i campi del form messo a disposizione su google.com/gmail

È ora di entrare nel vivo dell’operazione. Inserisci nella barra di ricerca di Google la stringa “google adwords” o connettiti direttamente al sito www.google.it/adwords/

posizionarsi su google adwords

Ok, una volta dentro la schermata del keyword planner devi cliccare su “strumenti”, selezionare la prima stringa del menù a tendina “Cerca nuove parole chiave utilizzando una frase, un sito web o una categoria”, inserire la parola chiave di riferimento (la solita che oramai abbiamo visto) e procedere cliccando il pulsante “azzurro”.

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Come avrai notato esiste un’incongruenza con i dati forniti dagli atri strumenti, in quanto keyword planner ti indica che il volume medio delle ricerche mensili sul mercato italiano va da 10 a 100, mentre per esempio SEOZoom aveva segnalato 30 unità mensili. Perché? Non puoi avere dei dati precisi e completi finché che non attivi una campagna Adwords. Considera però questo investimento pubblicitario come un modo interessante per testare in anticipo la tua strategia SEO.

Nel frattempo, puoi cercare di analizzare le chiavi prodotte dal Keyword Planner di Google (magari estrapolandole in un foglio di lavoro) e valutando anche le idee per gruppi di annunci ovvero parole chiave già raggruppate con caratteristiche e similitudini reciproche.

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A questo punto puoi scaricare tutti i dati delle chiavi che ti interessano  e copiarle su un foglio Excel, magari filtrando le chiavi meno interessanti, per lasciare solo quelle su cui ha senso lavorare in linea con gli obiettivi prefissati e il tuo modello visto precedentemente (Lead Generation, E-commerce…).

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La scrematura dell’elenco delle chiavi generate ti permette di definire le chiavi più semplici da posizionare e quelle chiavi che portano più volume in termini di traffico e quindi conversione.

E se hai individuato il tuo maggior competitor, quello che è riuscito a posizionarsi meglio su Google, puoi cercare di studiare le parole chiavi che emergono dal suo sito. Come? Anziché partire dalla ricerca del keyword planner puoi partire con la ricerca di chiavi basata su quel particolare competitor, inserendo il sito del concorrente nella seconda opzione “Cerca nuove parole chiave utilizzando una frase, un sito web  una categoria”, in questo caso inserisci il l’url del sito da cui vuoi prendere informazioni.

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Il risultato ti rivelerà le parole chiave su cui il tuo maggior concorrente ha puntato per posizionarsi su Google, una serie di keyword che non avevi considerato con la precedente modalità di ricerca “psicologo del lavoro”.

come posizionarsi su google

Stai attento a valutare la pertinenza delle chiavi con la tua attività!

  • Sei sicuro che la parola chiave “depressione” origini traffico specifico?
  • Cosa sta cercando l’utente con questa parola generica?

Quello che ti serve è un pool di parole chiave articolate come “psicologo del lavoro Milano” che intercetti un utenza qualificata a caccia di un servizio simile a quello che vuoi offrire.

Ti conviene preparare una serie di fogli con tutte le chiavi con cui ti vuoi posizionare su Google e sulla base di queste keyword potrai lavorare ai contenuti oppure ottimizzare quelli che hai già a disposizione.

Classificare le parole chiave per una migliore conversione

Bene, adesso che hai la lista completa delle parole chiave è giunto il momento di iniziare a suddividere la tua selezione secondo le intenzioni dei tuoi potenziali clienti.

Ogni volta che un utente fa una determina ricerca e arriva su un sito è mosso da un intento:

  • necessità di acquisire informazioni,
  • necessità di fare qualcosa,
  • intento di acquistare un prodotto/servizio,
  • necessità di raggiungere un luogo

Questi punti elencati sopra sono definiti da Google i 4 momenti chiave e possono esserti di aiuto per raggruppare le chiavi di ricerca che hai trovato precedentemente per focalizzare bene cosa sta realmente cercando un utente.

Lo scopo di questa attività non è quello di fornire la formula magica per imparare a posizionarsi sui motori di ricerca, piuttosto di aumentare la probabilità che un utente arrivato sul tuo sito, compia un’azione.

 

Ricorda che l’azione dell’utente è il tuo vero obiettivo. Non te ne fai nulla di traffico che non produce azioni concrete nei tuoi confronti. Tu hai bisogno di azioni che soddisfano gli obiettivi che ti eri prefissato.

 

Ma veniamo a noi …

Quello che devi fare è capire come classificare le chiavi che hai trovato, partendo dalla comprensione di quel processo che porta un cliente dalla ricerca di un annuncio all’azione.

 

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Nel Marketing questo concetto si esprime con l’acronimo A.I.D.A.:

  • Attenzione
  • Interesse
  • Desiderio
  • Azione

 

Il modello descrive gli step che gli utenti affrontano dalla prima esposizione al prodotto, marchio o servizio fino all’azione (acquisto, sottoscrizione, etc).

Come puoi immaginare la grande parte del traffico risiede nella componete “Attenzione”, vale a dire tutte le informazioni utili per catturare l’attenzione e influenzare positivamente il consumatore interessato (annunci, contenuti, messaggi e simili).

C’è da dire che solo una piccola parte della “campagna promozionale” accende l’interesse del consumatore, instillando in lui un senso di identificazione con la situazione che viene descritta e il desiderio di avere quello che viene proposto. La fase finale del messaggio deve condurre all’azione o meglio deve permettere di concretizzare l’acquisto del servizio o del prodotto.

Se il tuo scopo è quello di usare la SEO per ottenere risultati migliori, allora dovrai intercettare lo step del processo di marketing A.I.D.A. in cui l’utente si trova.

Quello che devi fare è mappare le tue keyword non soltanto in base al volume di ricerca e concorrenza, ma anche in base al tipo di chiavi che i tuoi buyer personas potrebbero utilizzare nelle loro ricerche e che corrisponderanno alla ripartizione del suddetto modello:

 

  • Attenzione – Si tratta di chiavi di tipo informazionale e poco articolate che sviluppano la consapevolezza del marchio da parte dell’utente a caccia di informazioni generiche (“informazioni su”, “dove”, “funziona?”, “vantaggi” e così via).
  • Interesse – Si tratta di chiavi di tipo navigazionale di coda media che intercettano l’interesse degli utenti alla ricerca di informazioni più specifiche riguardanti i vantaggi generati da un prodotto o servizio (“nome prodotto”, “nome azienda produttrice”, “caratteristiche proprie” e simili).
  • Desiderio – Si tratta di chiavi di tipo commerciale a coda lunga volte a creare una “connessione emotiva” con l’utente che sta maturando l’idea di acquistare il prodotto o affidarsi al servizio proposto (“offerte”, “migliori prezzi”, “opinioni”, eccetera).
  • Azione – Si tratta di chiavi di tipo transazionale in grado di spingere all’azione quelle persone che sono sul punto di decidere se affidarsi al servizio o acquistare il prodotto (“preventivi”, “acquisto” o “saldi”).

 

Il modello A.I.D.A. viene spesso associato al processo di inbound marketing, con cui condivide l’obiettivo di tracciare la Customer Journey dell’utente, l’itinerario che il potenziale cliente percorre dalla conoscenza del prodotto/servizio all’acquisto vero e proprio.

 

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Nel modello inbound, il primo step Attrazione corrisponde allo step Interesse del processo AIDA.

Per entrambi i modelli in questa fase è necessario arrivare al cliente attraverso campagne pubblicitarie oppure, per rimanere in tema di seo utilizzando contenuti generici o laterali.


Attrarre traffico con la SEO

Facciamo un esempio: L’obiettivo dell’azienda ACME è quello di vendere un “corso di email marketing”.

Da un punto di vista prettamente SEO orientato al posizionamento nei motori di ricerca attraverso l’uso dei modelli sopra spiegati avremo:

1) Acquisizione di traffico potenzialmente interessato al problema (marketers, liberi professionisti, imprenditori..)

Come? Attraverso forum, gruppi di discussione, articoli posizionati con chiavi generiche come “software email marketing” o chiavi civetta – come le definisce Francesco Margherita – es.: “corsi di webmarketing”

Fase del Modello: Attenzione, Interesse / Attrazione

 

2) Acquisizione di traffico sensibile

Come? Attraverso contenuti ottimizzati per chiavi che permettono all’utente di diventare familiare con quello che stanno cercando (ripensando all’esempio avremo chiavi arrichite con termini quali: durata, relatori, luogo, data del corso etc.)

Fase del Modello: Desiderio / Convertire

 

3) Acquisizione di traffico caldo e pronto ad agire

Come? Attraverso contenuti ottimizzati per chiavi di tipo transazionale (acquisto, vendita, sconti..)

Fase del Modello:  Azione / Convertire


Realizzare contenuti ottimizzati per i motori di ricerca

Bene, adesso che hai completato la ricerca delle parole chiave e le hai suddivise in base al volume di ricerca e la concorrenza è ora di realizzare contenuti efficaci all’occhio di Google.

Iniziamo a distinguere i 3 tipi di contenuti maggiormente utilizzati:

 

  • contenuti epici
  • contenuti Long Tail
  • gruppi di contenuti

 

Contenuti epici

Si tratta di contenuti di grande valore che soddisfano un bisogno specifico del tuo utente. Cosa vuol dire? L’utente, spinto da un bisogno, compie una ricerca sul motore di ricerca e trova un articolo che soddisfa il suo bisogno con informazioni in linea con l’argomento e il brand, punti di vista personali e pochi tecnicismi, insomma un contenuto non referenziale e riconosciuto come il “migliore della categoria” che soddisfi il suo bisogno.
Sono articoli in genere molto lunghi che sviscerano il problema dell’utente in modo completo ed esaustivo.

 

Contenuti Long Tail

Sono contenuti fondati sul principio della Long Tail. Di cosa si tratta? Una Long Tail è una chiave di ricerca che viene specificata con riferimenti precisi.

Un esempio di long tail può essere “sconti scarpe adidas rosse taglia 42”.

Si tratta di una chiave che porterà sul tuo sito pochissimo traffico tutavia il traffico che arriva è molto caldo perchè è già nella fase di “Azione” del modello A.I.D.A.

Inoltre se ottimizzerai il tuo sito per molte chiavi long tail riuscirai a portare tanto traffico caldo e pronto ad acquistare i tuoi servizi.

 

Gruppi di contenuti

Invece di creare un singolo contenuto pensa a come potrebbe essere più semplice posizionarsi con una serie di articoli che entrano nel dettaglio di un unico aspetto del medesimo problema.

Tante pagine per sviscerare un argomento attraverso sezioni specifiche o in coda lunga. In questo modo sarai percepito come una fonte più autorevole e pertinente per quel dato argomento.

Ti faccio un esempio. Se il tuo scopo è posizionarti per la parola chiave “oro” potresti creare un mini sito sull’argomento in cui affronti l’argomento da diversi punti di vista: “storico”, “chimico/scientifico”, “economico”, “geografico” etc. Le pagine potrebbero poi essere collegate tra loro attraverso una struttura dei link interni.

 

Scrivere per il web in ottica SEO

Bene. È  ora di capire come creare i contenuti del tuo sito o per meglio dire qualsiasi risorsa utile al tuo scopo (pagina sito, articolo, video, eccetera).

Ho scritto 2 guide sull’argomento che in caso puoi utilizzare per approfondire i concetti di questo articolo:

 

In ogni caso, l’ottimizzazione di un contenuto dipende sempre da determinati aspetti:

  • Titolo o meta Title – Si tratta del titolo della pagina web che compare nei risultati dei motori di ricerca in blu e sottolineato. Non dovrebbe superare i 70 caratteri di lunghezza e in ogni caso deve contenere la chiave principale con la quale intendi posizionarti su Google.
  • Meta Description – È una descrizione breve (max 140 caratteri) che serve a consolidare gli argomenti trattati nella pagina web e può non contenere la parola chiave. Una buona descrizione aumenta le possibilità di click da parte dell’utente quindi è opportuno realizzare una meta description che contenga una CALL TO ACTION efficace. La Call to Action potrebbe essere del tipo. “leggi l’articolo per saperne di più“.
  • URL sito – Si tratta dell’indirizzo internet al quale è allocata la risorsa (pagina web). L’url è bene che contenga le parole chiave per le quali si cerca di posizionarsi su Google.

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Passiamo ora agli headings (Intestazioni). Gli heading sono elementi HTML (il linguaggio di markup con cui è realizzata una pagina internet) che permettono attribuire a porzioni di testo una rilevanza maggiore (di intestazione appunto).

Si tratta di titoli e sono riconosciuti come tali anche dai motori di ricerca. Ne consegue che l’introduzione della tua parola chiave all’interno di un heading ha più efficacia rispetto all’introduzione di un heading all’interno di un paragrafo di testo.

Ci sono 6 variazioni di Heading che vanno dall’H1 all’ H6.

Più piccolo è il numero, più importante è l’intestazione.

Sebbene non ci siano regole specifiche, è consigliabile utilizzare laddove possibile un solo H1 per pagina e più H2 e H3. Difficilmente vedrai un utilizzo eccessivo dei tag H4, H5 e H6 per cui anche in questa guida non ne parlerò.
Nota Bene: Gli heading corrispondono ai vari “TITOLI” di Microsoft Word (Titolo 1, Titolo 2, Titolo 3 etc). Se usi WordPress e non conosci l’HTML, il mio consiglio è quello di usare Microsoft Word per scrivere i contenuti e successivamente copiarli e incollarli nel tuo WordPress.

  • Titolo H1 – Il titolo serve a chiarire subito l’argomento trattato e a rendere piacevole la lettura dell’articolo. La stringa dovrebbe contenere la parola chiave su cui intendi posizionarti ma questo non è sempre possibili per ragioni di copywriting.
  • Titoli H2 – Sono sottotitoli che possono essere usati per sviluppare dei focus su argomenti precisi o semplicemente a spiegare alcuni concetti importanti per l’argomento trattato.
  • Titoli H3 – Si tratta di un ulteriore strumento di suddivisione del contenuto estremamente utile per utilizzare altre parole chiave rilevanti.

 

Passiamo adesso al contenuto del tuo documento…

  • Chiavi all’interno del contenuto – E’ difficile scrivere testi ottimizzati per i motori di ricerca e che siano anche piacevoli da leggere. Per questo motivo tutti consigliano di scrivere senza pensare ai motori di ricerca, bensì, focalizzandoti sul lettore.
    I contenuti saranno sempre più importanti. Essendo gratuiti gli utenti possono navigare e trovarne una quantità immensa in rete. Come puoi catturare gli utenti se i tuoi contenuti non sono sufficientemente belli ed interessanti? Capisci che non puoi. Non è un problema solamente di quante volte ripeti la chiave per la quale intendi posizionarti. Se anche arrivi ad essere il primo per una determinata chiave ma il tuo testo è illeggibile non riuscirai a trattenere l’utente sul tuo sito e portarlo a compiere l’azione che desideri.
    Detto ciò, con un po’ di esperienza sarai in grado di scrivere dei testi via via migliori sia in termini di forma sia di ottimizzazione, sfruttando al meglio anche sinonimi e termini correlati alla chiave che intendi posizionare.
    Senza entrare nello specifico della seo semantica, delle correlazioni, delle co-occorenze e delle ontologie laterali che magari puoi approfondire in un secondo momento – concentrati per scrivere testi semplici, chiari, efficaci ma soprattutto utili utilizzando le chiavi che hai selezionato e molti sinonimi per descrivere quello che la chiave rappresenta, orientandoti il più possibile verso i tuoi buyer personas.

 

  • Link interni – Puoi inserire dei link interni per reindirizzare il traffico su altri contenuti all’interno del sito che ha senso posizionare. Questo ti permetterà di trattenere la Link Juice all’interno del tuo sito..
    Non abusare con i link interni perchè possono distrarre il tuo utente e allontanarlo dal tuo obiettivo di azione.

 

  • Link esterni –  Chiavi e Link sono allo stato attuale della SEO i due più importanti fattori di posizionamento. (punto). Il tuo obiettivo è cercare di fare in modo che il tuo articolo/contenuto riceva più link possibile e preferibilmente da fonti autorevoli che trattano tematiche inerenti o uguali a quelle sviluppate da te.
    Viceversa, sai che quando crei un link verso il sito esterno, sei tu che contribuisci al suo posizionamento. Il mio consiglio è quello di non essere avido e comunque sempre puntare verso quei siti che hanno contribuito a realizzare il tuo contenuto.

Nella figura che trovi qui sotto, riconoscerai uno schema semplice da attuare per posizionare i tuoi contenuti su Google. Provalo e lascia nei commenti di questo articolo le tue considerazioni. Se sarà necessario, ti risponderò con ulteriori suggerimenti.

ottimizzazione articolo in ottica seo

Calendario Editoriale

Un obiettivo senza un piano è solo un desiderio
Antoine de Saint-Exupéry

Il Calendario Editoriale è un piano di pubblicazione necessario nell’economia di una strategia SEO basata sui contenuti. La definizione dei contenuti che verranno pubblicati e le tempistiche di pubblicazione deve essere declinata al pubblico con cui vuoi accorciare le distanze ovvero i tuoi buyer personas: temi trattati, titoli specifici, linguaggio, contenuti e così via. Tutto deve cercare di coinvolgere il tuo pubblico e spingerlo all’azione.

Si tratta di un metodo chiaro per organizzare i contenuti del tuo sito o del tuo blog che aiuta a gestire le tempistiche e gli argomenti delle pubblicazioni. Il Calendario Editoriale non è un argomento specifico del posizionamento di una pagina su Google, ma assume un’importanza rilevante all’interno di un progetto più ampio e nel quale sono spesso coinvolte più figure.

Per questo motivo, sebbene il calendario editoriale sia estremamente utile, se non indispensabile, in una strategia di posizionamento nei motori di ricerca rivolta ad un progetto web, perde di rilevanza in un contesto nel quale ci si focalizza sul posizionamento seo di una specifica risorsa come in questo caso.

 

Indicizzare un sito web su Google

Ma di cosa abbiamo parlato fino adesso?

Di posizionamento sui motori di ricerca ed in particolare con riferimento a Google. Ma non basta.
Non vorrei che ti mettessi a fare un gran lavoro di ricerca dei buyer personas, ricerca delle chiavi, preparazione del calendario editoriale e sviluppo dei contenuti per poi dimenticarti di indicizzare il tuo sito web…

Ti sei chiesto come potresti riuscire a posizionare il tuo sito se Google non sa che esisti?

Semplice, devi fare in modo che il motore di ricerca rilevi la tua presenza online.

Facciamo prima un piccolo passo indietro e capiamo come funziona Google e qualsiasi altro motore di ricerca. Il serach engine opera fondamentalmente attraverso 3 processi principali:

 

  1. Crawling
  2. Indexing
  3. Serving

 

Crawling

Il Crawling è il processo con cui il motore di ricerca trova pagine nuove o visita pagine aggiornate da aggiungere al suo indice di ricerca. Pensa a una specie di enciclopedia sempre aggiornata!

Ogni serach engine possiede un algoritmo che scandaglia tutte le pagine di un sito, seguendo i link che conducono da una pagina all’altra, raccogliendo i contenuti e identificando parole, immagine e qualsiasi altra risorsa. Una volta terminato questo processo, il software automatico fa una mappatura della struttura di ogni documento all’interno di un sito e crea una sorta di archivio della struttura delle pagine rilevate, constandone il livello di priorità.

 

Indexing

Indexing è l’attività di trasferimento di tutte le informazioni acquisite in un grande “archivio”. Il software automatico classifica le pagine e crea un indice relativo allo stato aggiornato di tutti i dati rilevati:

  • Segnalano le parole viste e le pagine di riferimento
  • Processano tutte le info descritte da meta title e meta description

La risorsa può essere archiviata in modo permanente o temporaneo oppure può essere inclusa in indici secondari (es. l’indice riservato esclusivamente alle immagini). È per questo che search engine riesce a rispondere con risultati pertinenti in tempi rapidissimi.

 

Serving

Serving è l’attività che i motori di ricerca compiono nel momento in cui un utente esegue una ricerca.

In sostanza, a seguito di un input di ricerca, Google e gli altri motori di ricerca prelevano dall’archivio tutti quei contenuti pertinenti e rilevanti rispetto alla specifica richiesta.

Ok, ora ti è chiaro come funziona il motore di ricerca. Ma arriviamo al dunque …

Come puoi fare a indicizzare una determinata risorsa? Il modo più semplice è quello di sottoporre una sitemap al motore di ricerca, un documento in formato XML (eXtensible Markup Language) che fornisce le indicazioni su URL della pagina, periodo di aggiornamento e priorità all’interno del sito.

 

Quello che devi fare è dare indicazioni precise ai software di Google.

Ma non preoccuparti! Per costruire la tua sitemap XML puoi affidarti ad alcuni plugin gratuiti o a tutorial che spiegano passo dopo passo come realizzarla in pochi passaggi.

Dopo aver creato la tua sitemap è giunto il momento di segnalarla a Google attraverso la Google Search Console (ex Google WebMaster Tools), si tratta di una serie di applicativi messi a disposizione da Google per monitorare, analizzare migliorare e risolvere aspetti del tuo sito web legati alla ricerca e posizionamento su Google. (e non solo)

Ma approfondiamo l’argomento …

 

Google Search Console è un servizio gratuito offerto da Google che ti consente di monitorare e  gestire le performance del tuo sito.

Una volta entrato nella homepage di Serach Console, potrai cliccare sul pulsante rosso a sinistra “Aggiungi una proprietà” e inserire il sito che desideri gestire.

posizionarsi su google

Ti verrà chiesto di verificare la proprietà del tuo sito web. Questo passaggio è necessario, altrimenti chiunque potrebbe avere informazioni confidenziali riguardanti i siti web di altri soggetti.

Attualmente puoi verificare la proprietà del tuo sito in 5 modi tra cui caricando un file sul tuo hosting (dove risiede il tuo sito) oppure modificando un tag meta delle pagine del tuo sito web.

Non preoccuparti eccessivamente, se usi wordpress ci sono un sacco di plugin che possono aiutarti per questo scopo come ad esempio “All in One Webmaster”.

come posizionarsi su google

Per aggiungere la sitemap devi andare su “Scansione”, cliccare su “SiteMap” e inserire l’URL in cui risiede la tua sitemap xml.

posizionamento su google sitemap

A distanza di 10/15 giorni, Google avrà probabilmente indicizzato gran parte dei tuoi contenuti.

Google Search Console ti permette di monitorare e ottimizzare il posizionamento su Google del tuo sito web, spingendoti a prendere decisioni consapevoli relative al sito web.

Analisi e Ottimizzazione un processo senza fine

 

Bene, ci siamo hai fatto tutto e adesso? Già nel giro di 10 15 giorni potresti avere i primi feedback dei tuoi risultati.
Che ne dici di condividerli con noi?

Forse non saranno subito meravigliosi ma la buona notizia è che analizzando il tuo lavoro e quello dei tuoi competitor puoi cercare di migliorare sempre più il tuo posizionamento.

 

Per farlo, oltre agli strumenti già descritti in precedenza puoi utilizzare Google Analytics.

Il processo di analisi ti mostrerà l’impatto delle tue risorse sui buyer personas di riferimento, i punti critici su cui lavorare per migliorare la tua reputazione online e ottenere performance più elevate e la lista dei requisiti che sei riuscito a sviluppare in maniera ottimale per quel posizionamento sui motori di ricerca.

È un processo che non può avere finire. Ti ricordi quando avevo detto che nessuno strumento conosce la ricetta segreta di Google? Ebbene alla luce di quello spiegato fin ora, avrai capito che ogni ricerca e stima realizzata precedentemente deve essere contestualizzata e assunta con moderazione.

C’è da dire anche che Google cambia di tanto in tanto le carte in gioco, modificando e raffinando il suo algoritmo per fornire agli utenti risultati più pertinenti per una data ricerca.

Il motore di ricerca cerca di restituire risposte più precise al significato della query cercando di superare l’uso meccanico delle keyword come mero strumento di valutazione.

Ma torniamo a noi …

Questi cambiamenti non devono spaventarti ma stimolarti a fare meglio. Come abbiamo già detto non puoi pensare di creare un contenuto costruito sulla successione delle parole chiave cercate e pensare di aver fatto tutto il possibile per ottenere un ottimo posizionamento su Google.

Solo se riuscirai a fletterti alla necessità di nuovi interventi e alle novità di Google potrai capire come garantirti un ottimo posizionamento sui motori di ricerca e godere di un’ottima visibilità on-line e un aumento del traffico qualificato.

 

Conclusione

È fatta! Hai appena terminato la mia guida al posizionamento su Google.

Siamo entrati in dettaglio del processo di studio delle parole chiave e realizzazione dei contenuti mantenendo il focus sui tuoi obiettivi aziendali, e alle fasi di acquisto dei clienti.

Ormai l’avrai capito. Non c’è nessuna strategia di posizionamento sui motori di ricerca valida senza un ragionamento accurato circa l’utenza di riferimento, gli obiettivi concreti da raggiungere e gli algoritmi di Google.

Adesso è il momento di mettersi al lavoro!

Non ti resta che mettere in pratica tutto quello che hai imparato. E mi raccomando, non dimenticarti di aggiornarmi lasciando un commento su questa pagina!

Https come fattore di posizionamento

certificati ssl seo

Ancora una volta Google detta le regole a cui conformarsi per non vedere il proprio sito “penalizzato” rispetto agli altri. Non stiamo parlando delle classiche penalizzazioni già spiegate in questa sezione.. ma possiamo parlare di “fattore di posizionamento” come si evince da una delle prime dichiarazioni fornite da Google nel lontano 2014: “Https come fattore di posizionamento”.

A partire da Gennaio 2017, per aiutare gli utenti a navigare in sicurezza il web, Google Chrome, indicherà come “NON SICURE” tutte quelle pagine che raccolgono password o carte di credito.

google chrome certificati ssl

Diversamente dagli altri fattori di posizionamento, l’implementazione di un certificato SSL comporta difficoltà, rischi e costi.

 

Eh già.. costi perché in questa grande confusione in cui navigano adesso gli utenti, è necessario farsi strada e capire quale certificato ssl scegliere.

Quale certificato SSL scegliere?

In breve posso dirti che i certificati ssl sono emessi da aziende certificatrici e hanno caratteristiche differenti a seconda dalla funzione di cui necessiti.

Saltando i certificati SSL gratuiti che garantiscono la crittografia dei dati ma non essendo riconosciuti non ti permetterebbero di indicare come SICURO il tuo sito web su Google Chrome, rimangono fuori certificati il cui prezzo varia dai 15 agli oltre 1000 euro.

Ma le brutte notizie non sono terminate devi rinnovare il certificato ogni anno.

 

Quindi cosa fare? Quando è il caso di comprare un certificato SSL?

La risposta non è così semplice. Nel prendere questa decisione non dobbiamo pensare solo alle problematiche legate alla seo, al posizionamento delle pagine rispetto a determinate chiavi ma anche all’utilizzo del nostro sito e al numero di siti che possediamo e alla loro tipologia.

 

I siti e-commerce espongono i tuoi utenti a a più rischi e pertanto sarebbe opportuno acquisire un certificato EV (Extended Validated).

Mentre nel caso del piccolo blog utilizzato per educare i clienti e farti pubblicità può bastare un certificato DV (Domain Validated).

 

Il problema nasce per tutte quelle aziende o quei soggetti che possiedono numerosi siti web realizzati a scopi di marketing. Conformarsi alle richieste di Google potrebbe essere dispendioso..

 

Fonti

[1] https://webmasters.googleblog.com/2014/08/https-as-ranking-signal.html

[2] https://security.googleblog.com/2016/09/moving-towards-more-secure-web.html

[3] https://moz.com/blog/seo-tips-https-ssl

[4] https://developers.google.com/web/updates/2016/10/avoid-not-secure-warn

 

Che cos’è la link juice

La link juice è uno dei fattori seo determinanti per l’importanza di un sito internet e il suo posizionamento organico sui motori di ricerca.

Sostanzialmente la link juice indica la quantità di link o meglio il potere di ranking che viene passata da un sito a un altro, grazie per l’appunto ai link. I collegamenti ipertestuali di fatto permettono di stimare la rilevanza e la ‘forza’ del sito stesso in relazione ai siti linkati.

link juice

Consideriamo un sito A e un sito B che trattano lo stesso argomento e vogliono posizionarsi per le stesse keyword. Google e gli altri motori di ricerca, dopo aver fatto una prima analisi sul contenuto del sito, esamineranno i backlinks per determinare quale sito merita un miglior posizionamento nei risultati della SERP. Il sito più ‘appetibile’ agli occhi dei search engine sarà quello più linkato dalla maggiorparte dei siti.

 

Un sito costruito secondo le regole SEO con contenuti originali e grafica accattivante infatti non è detto che avanzi nei risultati dei motori di ricerca. La ragione? Diciamo che probabilmente è stato trascurato l’elemento autorevolezza del dominio o Domain Authority, un fattore che i motori di ricerca utilizzano per ‘capire’ l’affidabilità e l’autorevolezza di un sito in base a:

  1. Età – il tempo in cui si è online diventa il mezzo per stimare il tipo di informazioni fornite agli utenti;
  2. Dimensione – la grandezza del sito diventa sinonimo della quantità di informazioni messe a disposizione;
  3. Popolarità – la quantità dei link di siti ‘giudicati’ autorevoli che puntano verso il sito in questione diventa determinante per la sua validità.

 

Per incrementare l’autorevolezza di un dominio è necessario guadagnare un page rank migliore, che a sua volta comporta  un aumento di traffico e una maggiore autorevolezza del sito.

Link Juice, Page Rank e Link Popularity

Veniamo al page rank. Possiamo definirlo come il metodo utilizzato dai motori di ricerca per assegnare un valore qualitativo alle pagine web, costruito su qualità dei backlinks e contenuto della pagina: più alto sarà il suo valore e più il sito riuscirà a guadagnare posizioni sui search engine.

 

Curiosamente, il page rank si basa a sua volta essenzialmente sul concetto di link popularity ovvero il numero di siti internet che si collegano a una pagina web. Bisogna pensare al link come a una specie di ‘voto’ di importanza e utilità per la pagina in questione.

Un sito web è autorevole quando viene riconosciuto spontaneamente come una authority da altri siti altrettanto autorevoli (es. directory internazionale o un sito ad altro ranking).  L’autorevolezza guadagnata si estende poi automaticamente anche a tutte le altre pagine web interne del sito.

 

Il link è quindi un collegamento ipertestuale che rimanda l’utente su un’altra risorsa informativa ritenuta autorevole in materia. Tutte le pagine web vengono costruite con un linguaggio di formattazione chiamato HTML che indica al browser (lo strumento che usi per navigare in internet come Internet explorer o google chrome) come visualizzare la pagina web.

 

Il codice HTML per definire un link è il seguente:

<a href="http://rai.it" title="Il sito della rai"> sito rai</a>

Analizziamo insieme questo codice:

  • “<a” è l’elemento che definisce il link;
  • “Href” è un attributo dell’elemento “A” e identifica la risorsa di destinazione;
  • il testo contenuto tra i segni > <  si chiama anchor text, ed è la parte cliccabile del collegamento ipertestuale che permette ai motori di ricerca di identificare il tema delle pagine di destinazione (una target keyword specifica è più utile di un generico ‘Clicca qui’ per salire nel ranking dei search engine);
  • </a> è il tag di chiusura.
anatomia di un link

anatomia di un link

Il link indica una certa ‘vicinanza’ alla pagina linkata. Per evitare di essere contestualizzati con  siti penalizzati, siti off-topic o siti ritenuti spam è necessario armarsi di un parametro ‘precauzionale’ come l’attributo rel=”nofollow” del tag <a>. Utilizzando nofollow si comunica a Google e gli altri motori di ricerca che si sta inserendo quel link perché si ‘crede’ rilevante per l’argomento trattato, ma che tale link non deve passare link juice e page rank alla pagina alla quale si sta linkando.

 

L’organizzazione e la posizione dei backlink determinano in modo inequivocabile il modo con cui i motori di ricerca guardano all’intero sito. Un ragionamento sensato che tiene conto di aree strategiche legate al contesto argomentativo e importanza delle pagine del sito è un’ottima strategia d’insieme.

I motori di ricerca, infatti, premiano i link che si trovano in una zona visibile della pagina o all’interno del contenuto principale dell’articolo (possibilmente all’inizio), proprio lì dove possono attirare l’attenzione dell’utente.

È inutile quindi posizionare i link nelle zone più scontate o meno a vista come:

  • footer o piè di pagina, perché contiene informazioni già inserite in altre sezioni, privacy policy, copyright e altro;
  • header o parte alta, perché contiene gli elementi distintivi del sito (nome e logo, elementi grafici, menù di navigazione, social correlati e banner di conversione o interazione);
  • sidebar o barra laterale, perché può aiutare l’utente nella navigazione, ospitare i contenuti più disparati o mostrare banner, annunci e pubblicità di ogni genere ;
  • widgets o interfaccia utente, perché aiutano a gestire diverse funzionalità all’interno del sito web.

 

Non resta che fare tesoro di queste preziose informazioni e soprattutto fare attenzione alla link juice che spostate!

Crediti immagine > https://webmarketsonline.com/Blog/ArticleID/20/The-Power-of-Link-Juice

Ho la fissa dell’educazione del cliente.

Per un mio limite personale voglio spiegare al cliente cosa posso fare per lui/lei e indirizzarlo nella scelta del servizio o dei servizi che a mio avviso possono essergli più utili.

Ecco perché ho realizzato questo blog che, come puoi vedere, raccoglie articoli scritti con un gergo semplice, utili per coloro che non conoscono la materia e vogliono farsi un’idea sull’argomento SEO.

Questo blog, ad eccezione di qualche post (esempio questo) in cui parlo di strategia, non è stato ideato per educare i colleghi bensì per evitare di ripetere gli stessi argomenti con ogni cliente.

E veniamo al punto delle brochure SEO che ho ideato e fatto realizzare da Michele Favaro che, diciamolo,  ha fatto un lavoro spettacolare..

A te, collega che ti stai chiedendo “Perché fare una brochure cartacea invece di pensare al solo posizionamento del sito?”  rispondo:

ho voluto fare un esperimento.. ne faccio alcuni fallimentari, e altri che funzionano, ma bisogna continuare a sperimentare per innovare.

Abbiamo realizzato una brochure che sintetizza la SEO in 22 titoli, permettendo al lettore di approfondire gli argomenti online direttamente sul suo telefono o tablet.

Viviamo in un periodo in cui le cose da fare sono sempre tantissime. Abbiamo tempo e voglia di far tutto? Riusciamo ad informarci adeguatamente? Ad approfondire le nostre conoscenze?

E i nostri clienti?

A mio avviso la risposta è NO.

Lo scopo di questa strategia, che condivido con te, ha dunque molteplici sfaccettature:

  1. Offrire un supporto fisico e tangibile che rimane “in giro” nell’ufficio del cliente e lo aiuta a ricordarsi di Webenjoy;
  2. Dare un impatto di qualità del nostro modo di lavorare attraverso i materiali utilizzati, il design e la cure delle rifiniture;
  3. Trovare un aiuto nella spiegazione dei nostri servizi senza ricorrere al solito quaderno a quadretti;
  4. Spiegare in maniera semplice la SEO al cliente dandogli la possibilità di approfondire ogni argomento sul nostro sito.

Ecco quindi spiegata la motivazione per la quale ho creato il blog: per essere un aiuto nella spiegazione di tematiche ed argomenti web per i diversi clienti ,mettendo in secondo piano il posizionamento su Google, obiettivo che raggiungo più efficacemente con le pagine del sito.

Condivido con te per pochi giorni la brochure (poi dovrai registrarti per averla), nel caso volessi valutare il lavoro fatto e sperando di essere d’aiuto a qualcuno.

> Download Brochure

brochure seo padova

Oggi il Blog Seo Padova, ha il piacere di ospitare l’amico Filippo Jatta, consulente seo freelance, esperto di posizionamento nei motori di ricerca e curatore del sito jfactor.it

Spero che l’articolo ti piaccia. Se vuoi avere maggiori informazioni non esitare ad intervenire commentando l’articolo.

 

i fattori local seo su google

La SEO, per posizionarsi per query locali di Google, avviene su due livelli.

Quando cerchiamo un servizio o un’attività locale troviamo infatti in prima pagina spesso sia la classica lista di risultati, che i risultati locali, abbinati alle mappe.

E’ importante una precisazione: alcune query si comportano come query locali anche se nella ricerca non scriviamo esplicitamente il nome della città. E’ questo il caso di query che Google ritiene locali a prescindere, e per le quali presenterà risultati quanto più vicini e rilevanti in base alla posizione geografica dalla quale viene effettuata la ricerca.

Se ad esempio cerchi “scuola di cucina”, pur non inserendo la città, ti verranno proposti, in alcuni casi, risultati relativi a corsi di cucina che si svolgono nella città dalla quale effettui la ricerca.

Quasi sempre i risultati delle mappe sono più visibili dei risultati di ricerca appartenenti alla SERP classica e appaiono nella zona cosiddetta “above the fold”. Per questo motivo riuscire a posizionarsi su Google con la propria mappa porta a un aumento di CTR molto consistente. Vediamo quindi i fattori che incidono con tale posizionamento.

I fattori local SEO su Google

Innanzitutto bisogna sottolineare che, per posizionare la nostra mappa in prima pagina, dovremo muoverci su due livelli: sia nell’ottimizzazione della scheda my business, che sui principali fattori relativi al sito web ad essa collegata.

Infatti, in questo articolo, dò per scontato che disponiamo di una scheda Google My Business e di un sito web per la nostra attività che vogliamo ottimizzare per la local seo. Procediamo quindi, analizzando gli elementi determinanti uno per uno:

1) Ottimizzazione SEO della scheda Google My Business

Dato che l’obiettivo è posizionare la mappa, il primo fattore da ottimizzare è la scheda Google My Business ad essa collegata.

Anzitutto verifica che la “NAP”, cioè il nome della tua attività, l’indirizzo e il numero di telefono siano correttamente scritti. Non forzare parole chiave nel nome della tua attività in maniera eccessiva: Google in un aggiornamento recente ha penalizzato proprio le schede locali che utilizzavano il keyword stuffing.

A tal proposito è importante che il sito web associato alla scheda presenti informazioni congruenti, quindi accertiamoci che la scheda e il sito web offrano le stesse indicazioni (numero di telefono, email ecc). E’ bene che tali informazioni siano coerenti anche quando registriamo la nostra attività in siti web come Pagine Gialle, Pagine Bianche eccetera.

La categoria che scegliamo per la scheda della nostra attività, come puoi immaginare, è tra gli elementi più importanti da compilare. Puoi anche scegliere più di una tipologia di attività, ma ti consiglio di attenerti a quella principale.

E’ importante, per una buona SEO, compilare la scheda con completezza, aggiungendovi email, contatti, ore di apertura, sito web collegato, e tutte le informazioni secondarie possibili, come la presenza di un parcheggio privato o le forme di pagamento accettate.

In particolare è importante curare le immagini, che possono essere caricate nella scheda e ottimizzate a loro volta (ad esempio nel nome del file). Anche in questo caso non ottimizziamo tutte le immagini per la stessa parola chiave, ma effettuiamo l’operazione in maniera “naturalmente ottimizzata”, quindi inserendo le parole chiave esatte in un’immagine, inserendo parole chiave parziali o long tail in altre, e inserendo titoli e alt tag davvero naturali e non forzate in altre immagini ancora.

2) Recensioni

A completare una scheda My Business perfetta ci sono le recensioni. Invita quindi i tuoi clienti a scrivere una recensione dopo aver utilizzato il tuo servizio.

In caso di clienti “pigri” consiglio di offrire un piccolo omaggio per invogliare in tal senso. Un esempio pratico, che ha funzionato, è quello di un piccolo autolavaggio, che offriva un deodorante per auto (valore meno di un euro) in cambio di una recensione. I risultati sono stati molto buoni.

Essendo le recensioni un elemento tenuto in considerazione da Google per il posizionamento, val la pena puntare su di esso.

3) Ottimizzazione del Sito Web

Il sito web dell’attività, debitamente collegato alla scheda locale, dev’essere ben ottimizzato in tutte le sfaccettature.

Deve presentare tutti i dati aziendali più importanti (compresi quelli specificati della scheda, e sopratutto, come già sottolineato, coerenti con essi).

E’ importante ottimizzare il sito con la parola chiave principale nel titolo dell’home page, ed eseguire ottimizzazioni per menu, link interni e gli altri aspetti della SEO più tradizionale.

Un sito web ben ottimizzato aumenta la rilevanza dello stesso per la query, garantendo quindi un buon miglioramento nelle SERP. Un buon posizionamento nella SERP organica è positivamente correlata con un buon posizionamento nelle mappe locali, infatti capita spesso di notare lo stesso risultato sia tra le mappe che nei risultati organici. Questo a conferma di quanto sia importante l’ottimizzazione on-page del sito web.

4) Comportamento degli utenti

Google monitora i comportamenti degli utenti, ed è in grado di calcolare il gradimento dei suoi utenti per i vari risultati di ricerca (tramite CTR atteso, bounce rate e molti altri fattori).

Per migliorare tale aspetto è importante curare sia la mappa che il sito web al meglio, rendendo la prima completa e chiara, e il secondo user friendly e d’immediata fruizione (raccomando in particolare il modulo dei contatti nella zona above the fold del sito).

5) Link

L’argomento spinoso per eccellenza nel panorama SEO: i link!

Nel caso delle ricerche locali la mappa è in relazione anche alla “link juice” del sito web ad essa collegato.

In parole povere, una mappa collegata a un sito web che riceve pochi link di qualità si posiziona peggio di una mappa collegata a un sito che ha tanti backlink di qualità, ceteris paribus.

I link più validi nel nostro caso sono quelli provenienti da siti locali, che rendono il sito (e, di rimbalzo, la scheda) più rilevanti per le query locali.

Invito quindi a cercare di ottenere link locali rilevanti, da directory locali o di nicchia, oppure da riviste online relative alla città nella quale offri i tuoi servizi.

Tutte le altre raccomandazioni generali sui link (qualità dei link, anchor text ecc) si applicano anche nel caso delle query locali.

6) Vicinanza al centro? Non più: vicinanza all’utente

Precedentemente un ultimo fattore di ranking locale era dato dalla vicinanza al centro città della sede di erogazione del servizio.

Per fare un esempio, la mappa di uno studio legale con sede in centro città tendeva a posizionarsi meglio di una collegata a uno studio in periferia.

Questo non è più vero, in quanto Google è ora bravo nell’identificare la posizione geografica nella quale viene effettuata la ricerca.

Per tal motivo, invece di dare preferenza alle attività con sede nel centro città, si dà la preferenza ad attività con sede vicina all’utente che effettua la ricerca.